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Amanda Palmer: “Rivolgetevi direttamente al vostro pubblico”

Newyorchese di origine, bostoniana d'adozione, Amanda Palmer ha suonato dal 2000 al 2008 nei Dresden Dolls, prima di intraprendere la carriera solista. Interrotti bruscamente i rapporti con la casa discografica Roadrunner, ha iniziato a sperimentare le possibili forme di comunicazione, promozione e distribuzione indipendente su Internet.

Attivissima sui social network (Twitter in particolare), nella primavera del 2012 ha aperto una campagna di crowdfunding su Kickstarter per il finanziamento del nuovo album
Theatre Is Evil, raccogliendo la cifra record di 1,192,793$ (da 24,883 sostenitori). In occasione del lancio di questa guida informativa, le abbiamo chiesto alcuni consigli per i “giovani artisti italiani” interessati al sistema del crowdfunding.


Quando si lancia un progetto di crowdfunding, qual è la regola più importante da seguire e quale l'errore assolutamente da evitare?

Fondamentale è non aspettarsi che il pubblico “arrivi da Internet”. Il crowdfunding non serve a conquistare nuovi fan, ma a stabilire un rapporto più stretto – anche dal punto di vista economico – con quelli che hai già accumulato nel tempo. Non è uno strumento magico. Un aspetto importantissimo da curare è il pitch video, il filmato con cui presenti il tuo progetto. Deve essere informativo e spiegare chiaramente ciò che hai intenzione di fare e come spenderai i soldi raccolti. Molti artisti commettono l'errore di puntare a un video astuto, qualcosa di geniale. La verità è un'altra: il crowdfunding in sé non è arte, bensì un luogo dove dialogare con il pubblico e parlare di cose concrete. Non devi mostrare quanto sei bravo o raccontare nei dettagli chi sei: piuttosto, devi spiegare perché hai bisogno di supporto. E' quella la ragione per cui sei lì.

Tu hai una certa esperienza con questo tipo di piattaforme. Nel 2012 ha fatto sensazione la campagna per l'album Theatre Is Evil, ma già nel 2010 e nel 2011 avevi presentato due progetti su Kickstarter, con crescente successo. Quanto è importante “fare esperienza”?

Moltissimo. Per esempio, con il tempo e i tentativi io ho imparato come conviene suddividere le ricompense, cosa piace al pubblico, verso quali livelli di spesa tende a gravitare maggiormente (due fasce molto popolari sono quelle da 25$ e da 100$). Ma non sono stata l'unica: i miei fan hanno imparato a conoscere Kickstarter, lo hanno usato, oggi si fidano del servizio. Alla fine, quello è il risultato più importante.

A proposito delle ricompense (i prodotti/oggetti/servizi che l'artista offre al pubblico, in cambio del sostegno economico), hai qualche consiglio particolare? Meglio puntare su offerte semplici o su idee stravaganti? Ed esiste qualche criterio da seguire nella scelta della cifra-obiettivo?
Per quanto riguarda il traguardo finale, meglio fissare la cifra più bassa che realisticamente ti permette di realizzare un'opera, qualunque cosa accada. Partendo da quella, poi, puoi sperare di ottenere di più (nel caso del progetto Theatre Is Evil, Amanda Palmer aveva fissato come obiettivo 100mila dollari, meno del 10% della cifra effettivamente raccolta al termine della campagna, NdR). La scelta delle ricompense invece è più che altro legata all'energia e alla volontà che tu (e il tuo team) pensate di avere nello star dietro alle spedizioni. L'importante è non fare il passo più lungo della gamba: non promettere cose che non sarai poi in grado di consegnare. Quella sarebbe la fine! Non fa male offrire anche qualcosa di un po' folle, ma per i musicisti spesso è conveniente pensare a oggetti replicabili in scala. E alla fine, ciò che conta davvero è la diffusione della musica e dell'arte. Se riempi la tua campagna di ricompense che non hanno nulla a che fare con l'arte, c'è il rischio che alla fine tutto il progetto diventi un po' trasandato. Quello che posso dire dalla mia esperienza personale di musicista, è che il crowdfunding offre una straordinaria opportunità di collaborare anche con i tuoi amici creativi: pittori, illustratori, scultori. Puoi coinvolgerli nella tua vita. Io l'ho fatto spesso su Kickstarter ed è sempre stato meraviglioso. Crei qualcosa di cool per i tuoi fan e aiuti i tuoi amici artisti a guadagnare qualche soldino: una vittoria per tutti!

Quando sono attive, le campagne vanno seguite quotidianamente? Quali sono gli strumenti più efficaci per mantenere l'attenzione del pubblico e attivare un buon passaparola?
Io sono una superfan di Twitter e del modo in cui fa circolare le informazioni: durante la campagna di Theatre Is Evil ero praticamente sempre su Twitter. Ogni volta che mille sostenitori si aggiungevano al progetto, twittavo un'immagine con il nuovo numero scritto da qualche parte sul mio corpo. Trovate di questo tipo non sono solo utili a mantenere l'attenzione sulla campagna, ma anche dannatamente divertenti!

Su Twitter hai oltre 800mila followers. Che consiglio daresti – sempre relativo al crowdfunding – ai giovani artisti del circuito GAi che stanno invece muovendo i loro primi passi nel mondo creativo e magari non hanno ancora un seguito vastissimo? A cosa dovrebbero puntare al momento del lancio di una campagna?
Il punto centrale è semplice: rivolgiti direttamente al pubblico. Non aspettare che “qualcuno ti scopra” o che “il governo ti finanzi”: sarebbe bello, ma non capita sempre. Se la tua arte ha valore e tu riesci a entrare in connessione con la gente, allora non c'è ragione per cui non dovresti controllare l'intero processo di creazione e distribuzione delle tue opere. Negli Stati Uniti, attraverso il crowdfunding stiamo vivendo una vera rivoluzione: vengono girati film che non sarebbero mai realizzati, si sviluppano forme d'arte che diventano possibili proprio perché abbiamo finalmente trovato il modo di saltare gli steccati che ci separavano. Possiamo sostenerci a vicenda, direttamente, mettendo i soldi dove vogliamo che si sprigioni energia creativa. E' fantastico.

E uscendo dal discorso crowdfunding, hai qualche consiglio più generale per quegli artisti che – in questi tempi di depressione economica (e non solo) – fanno fatica a mantenere accesa la fiammella della speranza e a volte pensano di mollare?

Sono proprio questi i tempi in cui la gente ha disperatamente bisogno dell'arte. Il cinema è esploso durante la Depressione. Alle persone arrabbiate, sofferenti e frustrate servono espressioni di rabbia, dolore e frustrazione. E' la ragione per cui l'arte esiste. Gli artisti devono rispondere alla chiamata, andare avanti, proseguire nella loro attività, creare cose, a prescindere che queste vengano considerate “lecite” o “necessarie”. L'arte è necessaria. Ci nutre, ci mantiene umani, va al di là dell'essere famosi, ricchi o anche solo finanziati con il crowdfunding. L'arte è un'esplosione di ciò che sei davvero, di ciò che pensi, di ciò che credi: qualcosa che va a dipingere il canovaccio del mondo. Deve irrompere da sé, senza aspettare che qualcuno la inviti. Non si viene mai invitati.

A febbraio, Amanda Palmer ha raccontato la sua esperienza personale (dall'arte di strada al crowdfunding) in una conferenza del ciclo TED – Ideas Worth Spreading. L'intervento, che in un mese ha raccolto oltre 1,6 milioni di views, è disponibile in versione integrale e con sottotitoli in italiano, all'indirizzo www.ted.com/talks/amanda_palmer_the_art_of_asking.html.