L’arte urbana secondo Mrfijodor
Arte urbana, cosa è oggi per te? È una forma di protesta?
Chiamo “arte aubana” tutte quelle forme espressive che usano come scenario la città: dalla street art al graffiti-writing, dall’arte pubblica alla scultura, ma anche quelle forme d’espressione – diciamo “vandaliche” – che riempiono di messaggi le zone metropolitane. Ultimamente, per esempio, sono rimasto colpito da una scritta enorme, in oro, su un furgone vicino al mercato di Porta Palazzo: “scemo chi legge”, è molto ignorante, ma esprime qualcosa che rende la città più umana. Sicuramente con più difetti, ma umana e calda. L’arte urbana più che una protesta, trovo sia semplicemente la voglia di esprimersi, di rappresentare e modificare il contesto che ci circonda con i mezzi di cui disponiamo. Forse uno dei pochi mezzi per opporci alla marea di immagini che ci martellano, che ci rendono sempre e solo spettatori. É un modo per diventare protagonisti della nostra società.
Cosa è per te la città?
La città è il luogo dove ho deciso vivere, esprimermi e lavorare. Ho abbandonato il paesello in riva al mare in cui vivevo, per scegliere il cemento e i colori. Avevo circa 18 anni e la provincia mi sembrava incredibilmente piccola, tutti i suoi lati positivi erano offuscati dalla voglia di conoscere cose nuove e di sfidare il futuro. La città è il luogo dove ognuno ha il proprio spazio sociale, nel quale si può intervenire nelle maniere più diverse: organizzando eventi autogestiti come “i park art” www.iparkart.com o aderendo a gruppi ecologisti come “Traffic Kills”.
Che ruolo ha secondo te oggi un artista di arte urbana?
Non saprei, alla fine ogni artista ha un percorso diverso. C’è chi vuole affermare il proprio egocentrismo riproponendo all’infinito uno stesso logo, quasi a scimmiottare i grandi marchi della moda, oppure chi cerca un valore sociale nelle proprie opere. Altri ancora, sono solo attratti dalle evoluzioni estetiche. Le possibilità sono molteplici.
Che relazione c’è tra l’arte urbana e il sistema dei musei e delle gallerie?
La grossa differenza è nella fruibilità delle opere. L’arte urbana va incontro alla gente e non rimane chiusa tra le mura dei musei e degli spazi dell’arte, che la maggior parte delle persone (i non addetti ai lavori) neanche frequenta. Non ci vanno perché mancano i mezzi culturali o anche solo la curiosità per farlo. Come se ci volesse un patentino per accedere a queste “roccaforti dell’intelletto umano”. Le città invece sono piene di opere gratuite, facili ed interessanti dalle quali lasciarsi rapire.
Come hai cominciato a dipingere e in che direzione stai andando?
Ho cominciato a fare graffiti nel 1994 (più o meno), in maniera molto innocente e con risultati scarsissimi; avevo 15 anni e poca voglia di uniformarmi alla massa. Mi piaceva disegnare e andavo all’istituto d’arte di Imperia: un posto incasinatissimo e affascinante. Alla fine il tempo passa e le esperienze si sommano pian piano. Dal 2001 faccio parte dell’associazione “Il cerchio e le gocce” con la quale ho sviluppato diversi progetti di riqualificazione urbana, come la decorazione esterna della sede del Toroc, l’ente organizzatore delle Olimpiadi Invernali del 2006, gli Uffici Internazionali e un muro esterno del Politecnico di Torino, il murales commemorativo per la tragedia della THYSSENKRUPP, la stazione ferroviaria di Moncalieri (in provincia di Torino) per RFI e tanti altri che non sto a elencare. Ho lavorato molto con Opiemme, artista con il quale ho realizzato diverse installazioni per spazi pubblici, tra cui un enorme pacchetto di sigarette che al posto delle bionde contine delle marmitte usate con la scritta “Il traffico uccide”.
Di recente, oltre ai miei progetti artistici, seguo un blog che parla di arte urbana e pubblica, con un occhio puntato sulla street-art internazionale (http://ilcerchioelegocce.wordpress.com/).
Quali pareti vorresti dipingere?
Una delle pareti da sogno riuscirò a dipingerla a breve. Durante il mese di ottobre insieme ai ragazzi della mia associazione, l’associazione Style Orange e Truly Design daremo sfogo alle nostre idee su Palazzo Nuovo (sede dell’Università di Torino). Metteremo un bello strato di colore sull’edificio più odiato della città (un pugno in un occhio in una delle zone più belle di Torino). Il tutto fa parte di un grande festival di arte murale, Picturin 2010 (www.picturin-festival.com), che si svilupperà nell’arco dei mesi di ottobre e novembre.
Tra i miei sogni nel cassetto c’è un viaggio nell’Est Europa a dipingere i bunker abbandonati: mi piacerebbe trasformare degli oggetti nati per scopi bellici in qualcosa di allegro e fantasioso. Sto cercando un finanziamento per realizzare questo progetto, sperando di trovare qualche porta aperta.
