Le Corbusier pittore

Occhiello: 
geniale architetto del<br> '900 ma anche pittore<br> di talento: a lissone la<br> mostra di le corbusier

"Sono
nato per guardare immagini e per disegnare. Il fondo della mia ricerca
e della mia produzione intellettuale ha il suo segreto nella pratica ininterrotta
della pittura. Disegni, quadri, sculture, libri, case e progetti, per
quanto mi riguarda personalmente non sono che una sola e identica manifestazione
creatrice rivolta a diverse forme di fenomeni": così scrive
Le Corbusier nel 1953. La Galleria d'Arte Contemporanea di Lissone (provincia
di Milano) rende omaggio a quella "pratica ininterrotta della pittura"
ospitando fino al 15 giugno un evento espositivo di grande rilevanza:
"Le Corbusier Pittore Scultore Designer". Di grande rilevanza,
perché se è cosa nota che Le Corbusier sia stato un genio
dell'architettura, se è indiscutibile che sia stato forse il più
grande urbanista del XX secolo, meno nota è la produzione del pittore,
dello scultore e del designer. La rassegna permette così di scoprire
l'"altro Le Corbusier", consentendo così di comprendere
come il maestro svizzero sia stato un artista completo. Un omaggio alla
sua grande capacità creatrice attraverso l'esposizione di una settantina
di opere e di due arazzi.

Si incomincia con gli anni che vanno dal 1918 al 1928 quando Charles-Edouard
Jeanneret-Gris, (lo pseudonimo di Le Corbusier lo assumerà solo
nel 1920) è a Parigi, dove fa la conoscenza del cubismo di Picasso
e di Braque, ovvero di quell'avanguardia che aspira a rifondare le arti
plastiche mettendo in luce le geometrie che sottendono la realtà.
Qui incontra Amedée Ozenfant con il quale fonda la rivista L'Esprit
Nouveau
, stringe amicizia con Fernand Léger e è protagonista
della stagione del "purismo".

La
seconda sezione si intitola "Oggetti a reazione poetica",
abbraccia gli anni 1928-1940, quando sulla tela fanno irruzione frammenti
di elementi naturali, schegge di pietra o pezzi di legno, conchiglie e
sabbie, ma dove è anche evidente lo studio appassionato e ossessivo
dei nudi femminili, con particolare attenzione alle mani. La terza sezione
(1940-1965) raccoglie i Tori e le Icone realizzati durante
il soggiorno ad Ozon, il paese dei Pirenei dove Le Corbusier si rifugiò
durante la seconda guerra mondiale. "I colori si fanno più
densi, persino violenti, i piani si tagliano a vicenda e si sovrappongono,
gli oggetti ed i corpi si deformano in una trasposizione di sogno e di
immaginazione" scrive nel bel catalogo Giovanni Ronzoni, ideatore
della mostra. Troviamo anche nove opere lignee denominate "Sculture
plastiche acustiche"
, nate dalla collaborazione con l'ebanista
Joseph Savina, sculture che colloquiano con lo spazio circostanze e che
proiettano lontano l'effetto delle loro forme. Infine la sezione dedicata
alla Main Ouverte. Nel 1951 Le Corbusier viene incaricato di realizzare
il piano urbanistico della città indiana di Chandigarh, la capitale
del Punjab voluta da Nehru. Nella grande piazza vuole realizzare la scultura
di una mano aperta: "La mano aperta per ricevere, la mano aperta
per donare. Questo segno della Mano aperta per ricevere le ricchezze create,
per distribuirle ai popoli del mondo, deve essere il segno della nostra
epoca". Il simbolo della grandezza non solo artistica, ma anche morale
di Le Corbusier.

www.lecorbusier-lissone.it