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Mark Tobey poeticamente astratto 30/03/2009

29 marzo - 26 settembre - BRESCIA

A cura di Philippe Daverio e Dominique StellaProsegue il successo e l'attività della Galleria Agnellini Arte Moderna, una nuova e
interessante realtà recentemente inaugurata a Brescia e subito divenuta punto di riferimento e
di fiducia per gli appassionati dell'arte.
Dopo gli ottimi risultati ottenuti con Jacques Villeglé, l’interessante programma porta ora in
scena un altro grande protagonista della storia dell’arte: Mark Tobey poeticamente astratto è
il titolo dell’antologica, curata da Philippe Daverio e Dominique Stella, che propone circa
novanta opere dal 1925 al 1974, in gran parte inedite e tutte autenticate dall’”Archivio Tobey”
di Muenster (Germania).
I lavori esposti, realizzati nelle diverse tecniche, dall’inchiostro alla tempera, dalla penna a sfera
alla matita, dal gesso al pastello, riflettono astrazioni dettagliate, che sono il segno distintivo
dell’opera di Tobey. Le sue tele, spazi densi di colore uniforme e di linee ripetitive, sono allo
stesso tempo semplici e complesse, intellettuali e intuitive. I colori scuri, i grigi e il tocco sottile
caratterizzano la maggior parte di questi dipinti ed evocano spesso il mondo naturale, in
particolare mostrano la natura in primo piano. Ricordano una rete di cellule, viste attraverso un
microscopio, una superficie rocciosa segnata dalle intemperie o le venature della corteccia di un
albero.
Decisivo per la sua opera è il momento in cui Tobey si accosta alla fede Bahá'í, dedicandosi ad
uno studio approfondito di questa religione che lo accompagnerà per tutta la vita: attraverso tali
credenze Tobey inizia a dedicarsi alla rappresentazione dello “spirituale” nell'arte. La fede
Bahá'í esercita un forte impatto e, infatti, “fu una vera biforcazione spirituale cruciale nella vita e
nell’opera di Mark Tobey”, come scrive William Seitz nel testo in catalogo della mostra al Museo
d’Arte Moderna di New York. “La fede di Tobey traspare nella qualità della densità, intensità e
luminosità delle sue tele”, ha dichiarato M. Ottenbrite “i suoi dipinti sono molto umani”.
La fede Bahá'í e le credenze sull’unità e la diversità, sull’unicità di tutti i popoli e le religioni,
ha
certamente indotto Tobey a sperimentare forme e stili diversi; l’arte e gli oggetti artigianali del
mondo orientale lo catturano e proprio durante diversi viaggi in Oriente comincia a studiare la
calligrafia e la pittura a pennello praticata soprattutto in Cina. È qui che nasce il suo futuro stile:
la scrittura bianca White Writing.

Tobey è, agli inizi della sua carriera, un artista figurativo e le opere più significative appartenenti
a questo periodo si riconoscono in Still life on a table, una delicata natura morta del 1930, e
l’eccellente ritratto di Matisse, Portrait d’homme, un pastello su carta.
Vi è poi la serie intitolata Hornblower, risalente agli primi anni Cinquanta, raffigurante suonatori
di corno che sono un omaggio ai musicisti di jazz, grande passione dell’artista.
Dalla metà degli anni Cinquanta inizia il vero lavoro di Tobey, che esprime il segno tipico che lo
consacrerà come uno degli artisti più importanti del ‘900: i suoi dipinti diventano interamente
astratti, si fondano su piccoli gesti ben controllati della mano. Emblematiche in questo senso
sono le opere del ’56-’58, mentre a partire dal 1958, durante un periodo trascorso in Giappone,
sperimenta la serie di Sumi. Questi lavori, realizzati in serie, sono creati con inchiostro
giapponese su carta povera.
In mostra si possono inoltre ammirare tre originali vetrate dipinte a mano del 1970 e alcuni
bozzetti, non datati, sull’arte antica greca e romana.
L’attenzione portata ai dettagli e la concentrazione dello spirito appaiono in tutte le sue opere,
come lo stesso Tobey nel 1962 dichiara: “devo ammettere che la fede mi ha donato una forza
straordinaria e ho potuto utilizzarla senza fare propaganda. È vero che oggi si parla di stili
internazionali, ma penso che in futuro si parlerà di stili universali… il futuro del mondo deve
essere la materializzazione della sua unicità, che è l’insegnamento di base della fede Bahá'í,
così come la intendo io, e a partire da questa unicità emergerà un nuovo stile dell’arte”.
Accompagna la mostra un catalogo edito da Shin Factory con testi critici di Philippe Daverio e
Dominique Stella.
Sede Agnellini Arte Moderna, Brescia – Via Soldini, 6/A



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