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Tattoo: quando il fenomeno sociale diventa arte 17/08/2010

Verso la metà del XIX secolo gli inglesi sgranavano gli occhi davanti alla pelle tatuata, chi non aveva il coraggio di farsene uno andava a guardarli al circo. Un secolo dopo al circo non restano altro che nani e ballerine, mentre il tatuaggio ha la sua kermesse.

Nei secoli la decorazione della pelle ha identificato l’appartenenza a un gruppo: i pellegrini cristiani, per esempio, si tatuavano le croci quando non se le potevano permettere; i criminali facevano lo stesso per confondersi tra i pellegrini. C’era chi si tatuava simboli scaramantici, chi Ex Voto e chi con i disegni sulla pelle trovava di che vivere. Pensate solo che nel secolo scorso il settanta per cento delle persone che lavoravano nel circo erano tatuate: Jean Baptiste Cabrì fu uno dei primi bianchi ad esibirsi (e lo fece fino a che non dovette fare i conti con orsi polari e mangia fuoco) e Barnum gettò il tatuaggio nel grande calderone freak. Nel Novecento questa forma d’arte visse il suo periodo più turbolento, passando da simbolo di degrado sociale e morale a icona della controcultura.
Attorno a questa pratica ruota un’aura di sacralità, feticcio dei rituali più antichi, come quelli che ancora oggi sopravvivono in Nuova Zelanda o a Samoa (il pe’a, il tatuaggio su tutto il corpo, richiede cinque giorni di sofferenza) o per via del legame tra magia, medicina e tatuaggio, frequente nella cultura africana.

Trasversale per eccellenza lo troviamo protagonista nel cinema, nella letteratura e nell’arte contemporanea. Prendete per esempio la pellicola Eastern Promises di David Cronenberg (2007), il successo editoriale di Nicolai Lilin (nel 2009 con Educazione Siberiana e nel 2010 con Caduta Libera, entrambi pubblicati da Einaudi) o l’opera di Elenia Depedro, realizzata a Fukuoka nel 2006 e intitolata 1into2into3: una painting performance che, attraverso un tatuaggio sulla schiena, ha trasformato l’artista in opera d’arte e spazio espositivo.
Oggi il tatuaggio si merita la sua kermesse, dopo le date  di Milano e Roma prendete nota della prossima: il 4 e 5 settembre al Palaruffini di Torino vi aspetta l’Italian Tattoo Artist. Ci trovate oltre 60 artisti all’opera, tra stile polinesiano e tribale, old e new school (tributo in chiave moderna ai disegni che una volta portavano solo i marinai), fino a quegli artisti che sulla pelle fermano istantanee iperrealiste. Il tutto condito da spettacoli, concerti, dimostrazioni di body painting e contest. Per saperne di più visitare il sito www.italiantattooartists2010.com.



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