CAPITOLO II

DANCE PERFORMANCE

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by Francesco Collavino

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with: Maren Fidje Bjørneseth, Gemma Carbone, Francesco Collavino, Riccardo Lanzarone,
sound: Alessandro AGA Agazzi
light: Daniela Bestetti
collaborators: Michele Taglialegne, Eugenio Giacomelli

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production Ba.Bau.Corp.

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supported by Compagnia Arearea

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Cosa avviene in una situazione in cui la catastrofe è necessaria e imminente, quando il cambiamento non si presenta?

Nel CAPITOLO II decliniamo la paura osservando la relazione tra l’individuo e lo spazio. Ci interessa sviluppare un’azione in una condizione claustrofobica.

La claustrofobia è una condizione necessaria a rendere evidente il confine, la quarta parete. I muri divengono visibili, quindi la fuga non è più un’utopia. Si tratta di avere a che fare con dei confini, e di superarli. Per arrivare a questo desiderio bisogna sentire la claustrofobia.
La paura (la claustrofobia) è il motore dell’azione. L’uomo deve fare i conti con la propria animalità e lasciar da parte ogni superbia: di fronte a una minaccia qualsiasi, la pretesa di sopravvivere fa capolino e la vita si afferma in un bagno di adrenalina.
Scavando al nocciolo della questione, che ci piaccia o no, siamo vivi per la paura istintiva della morte. Paura significa serbatoio di reazioni.
Da essa nascono fuga e lotta, ossia le due grandi linee dell’agire umano.

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