Davide Corona

Arti Visive
Davide
Corona
Città
Piacenza
Provincia
Piacenza
Età
45
Profilo
La pittura, si sa, non imita la realtà, neppure quando questa sembra starle particolarmente a cuore; piuttosto crea un mondo del tutto autonomo, governato da leggi sue proprie, da valutare per l'interna coerenza e per l'efficacia dei risultati, per esempio per quanto riesce a stabilire una comunicazione con l'osservatore. Così questi lavori recenti di Davide Corona, che di per sé sembrano tanto legati al mondo esterno, cosa hanno a che fare con le cose che esistono materialmente e con le esperienze che ciascuno di noi può vivere quotidianamente? Qualcuno di noi è mai finito, se non in un sogno, dentro una delle sue architetture inesistenti, tutto un gioco di incastri geometrici a spigolo vivo, in cui risalta l'assenza di qualsiasi oggetto che valga a rendere tali spazi effettivamente abitabili? Sembrano quasi dei set cinematografici destinati a una umanità post qualcosa (post atomica, post moderna), luoghi impossibili da definire, esenti da connotazioni positive o negative; e la figura umana che, per qualche inesplicabile ragione, sosta dentro una di queste stanze, se così si possono chiamare, o si incammina forse curiosa di scoprire una via d'uscita, sembra messa lì per attestare la vastità di uno spazio incommensurabile e inconoscibile. Davvero Corona è sedotto da questa possibilità, che la pittura gli offre, di creare spazi che non esistono e che pure si direbbero progettati da architetti peritissimi, ultimi eredi del razionalismo, qui applicato in termini monumentali, e capaci di collegare perfettamente l'interno con l'esterno, per cui una finestra aperta sul cielo diviene parte integrante del loro progetto. Dunque questo giovane artista non arretra di fronte a nulla, nella sua visionarietà architettonica, e si compiace di immaginare spazi sempre più complessi e periclitanti, pur non rinunciando mai a introdurvi la figura umana, segno di coraggio, desiderio di conoscere, sfida all'apparente inabitabilità. Non è che tutto il mondo di Corona – il quale, giovane come è, ama anche sperimentare percorsi iconografici differenti, per quanto sottilmente apparentati – sia sempre così estremo; in altri casi la sua visione si fa più domestica e quotidiana, si sofferma su interni più ristretti; coglie – quasi di soppiatto, facendo piano per non far rumore – un momento di quiete, quando alla lettura di un libro (o allo studio) è subentrata una mollezza che ci spinge a stenderci su un divano, a cercare un breve oblio. In un caso e nell'altro (cioè quando imita gli architetti più utopici e quando sembra rifugiarsi in un intimismo un poco incantato), il giovane Corona adibisce mezzi pittorici sobri; semplifica le forme e si inchina alla geometria, si serve di una cromia ribassata e uniforme; punta sul particolare rivelatore (che potrebbe essere una semplice ombra). Alla fine di questo percorso c'è un meccanismo intellettuale che si è fatto immagine, e che è diventato anche atmosfera, mito moderno, sogno a occhi aperti. Stefano Fugazza