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"Presente Remoto": una futura archeologia dell'oggi

In mostra dal primo dicembre a Trento, presso lo spazio SASS

Cosa accadrebbe se in un futuro imprecisato senza memoria del nostro tempo un gruppo di archeologi si imbattesse nei resti della nostra civiltà? È questa l'ipotesi controfattuale che sta alla base di Presente Remoto, una mostra/installazione che si inaugura giovedì 1 dicembre alle ore 18.30 presso il S.A.S.S. in Piazza Cesare Battisti a Trento. La mostra resterà presso il SASS fino al 29 gennaio. Il progetto è di il Funambolo, con la cura di Marco Furgeri, Guido Laino e Tiziana Poli, ed è realizzato con il sostegno della Provincia Autonoma di Trento.


Presente Remoto è una vera e propria mostra archeologica che racconta un mondo sconosciuto con teche di reperti, pannelli esplicativi, bozzetti, modellini e ricostruzioni, animazioni e persino un documentario; è però al contempo una grande installazione di arte contemporanea che racconta il nostro mondo, seppure ricostruendolo da una prospettiva estranea. Presente Remoto si interroga sulla contemporaneità e, in particolar modo, sulle attuali pratiche ambientali, attraverso la rielaborazione creativa di un ipotetico approccio archeologico ai resti del nostro tempo; ma in modo paradossale questi resti non sono le grandi opere dell’uomo, l’arte, l’architettura o la tecnologia, ma i suoi rifiuti. È dunque dai suoi rifiuti, soprattutto quelli composti da materiali che si degradano in tempi molto lunghi, che viene ricostruito archeologicamente il nostro mondo, di conseguenza completamente travisato e deformato. Eppure proprio nel gioco di somiglianze e differenze fra questa versione ipotetica del nostro mondo e il mondo per come lo conosciamo effettivamente, vengono a emergere alcune delle contraddizioni del nostro tempo osservate da uno sguardo che diventa straniero e lontano. Si affrontano così da presupposti del tutto nuovi, più partecipati e creativi, problematiche come quella ambientale, ovvero un tema che, pur se molto presente nel dibattito attuale, spesso non è percepito come pienamente coinvolgente. La condivisione di una prospettiva estranea sul proprio tempo può invece aiutare il fruitore a interrogarsi su tutte quelle pratiche poco virtuose che pure sono considerate connaturate a un modo di vivere ormai assunto come “naturale”. Vi è dunque, accanto all’ispirazione artistica dell’opera, anche una potenzialità didattica (come d’altra parte in ogni utopia): il Funambolo segue così una strada ancora una volta ibrida, fra teoria critica, arte contemporanea, letteratura, filosofia e multidisciplinarità. Il progetto è realizzato in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici della Provincia Autonoma di Trento, la cooperativa Quater e lo Studio d’Arte Andromeda. Le immagini sono realizzate da Luigi Penasa e Cristian Stenico, l’elaborazione critica del progetto da parte dei curatori è stata sviluppata insieme a Riccardo Acerbi, Francesco Gabbi, Denis Isaia e Franco Nicolis. L’allestimento è realizzato in collaborazione con Massimo Milanaccio.