GUL - uno sparo nel buio

by Gemma H Carbone
written by Giancarlo De Cataldo, Gemma Carbone, Riccardo Festa, Giulia Maria Falzea
music by Harriett Ohlsson

co-produced by Cantieri Teatrali Koreja and Naprawski
supported by ABF, KonstnärsnämndenArboreto - Teatro DimoraResidenza IDRA and Armunia Centro di residenza artistica Castiglioncello - Festival Inequilibrio 

 

 

 Questo monologo è un giallo.

 

In particolare è un giallo svedese: c’è la neve, le giornate in cui non sorge mai il sole, un omicidio violento, un complotto politico.

 

In questo spettacolo tutti i personaggi sono biondi e molto alti. Alcuni molto ricchi e importanti, altri soli e disperati. Nessuno è felice.

Il più infelice di tutti è O.P. che poi è anche la vittima. Di O.P. sappiamo tutto: chi era, cosa ha fatto, cosa pensava – persino come si muovevano le sue gambe

quando andava a correre nei boschi vicino alla sua bella casa di Stoccolma. Quello che non sappiamo è l’identità del suo assassino, l’arma con cui è stato

ucciso e, soprattutto, sopra ogni altra memoria o elucubrazione, perché.

 

 

GUL significa giallo in svedese.

Questa storia coniuga due elementi che ritengo, benché a prima vista distanti, mutuamente pertinenti: il primo è il genere, il giallo, appunto; il secondo è uno

degli eventi più traumatici della storia contemporanea europea: l’omicidio del premier svedese Olof Palme.

 

L’indagine sul genere è parte fondante della mia ricerca artistica, è la necessità di scoprire cosa e come tematiche elementari della nostra società vengono rappresentate

e narrate all’interno di una struttura chiusa e autoportante. Nel mio spettacolo precedente, YOU ARE HERE – so don’t take things so seriously, è la fantascienza

a dettare le regole sceniche e drammaturgiche, è il mondo futuristico inventato da Isaac Asimov a rispondere alle domande e agli enigmi del tempo e del suo ruolo

nella nostra vita.

Qui il giallo, come genere letterario, diventa una linea narrativa che scopre un fenomeno particolare, in atto, oggi, nella nostra società. Per usare le parole del filosofo

francese Jean Baudrillard, il giallo in questo spettacolo svelerebbe la “scomparsa della Realtà”.

Nel 1986, l’omicidio di Olof Palme ha segnato la storia politica mondiale, esattamente come, quasi vent’anni prima e in un altro continente, la morte di John Fitzgerald

Kennedy sconvolse gli equilibri politici del tempo.

La questione politica dietro l’assassinio del premier social-democratico svedese è immensa e, ad oggi, non totalmente chiarita: ci sono indizi che legano la P2, la CIA e

Lucio Gelli al complotto attorno all’omicidio. Nei mesi prima della sua morte, Palme stava strutturando, come mediatore nominato dall’ONU, assieme ai colleghi

austriaci e tedeschi Bruno Kreisky e Willy Brandt, un programma di ridistribuzione delle risorse e delle ricchezze del terzo mondo. Era impegnato nella risoluzione del

conflitto Iraq-Iran, che proprio in quei mesi stava facendo vacillare le certezze finanziarie ed economiche occidentali.

Ancora oggi, dunque, è un mistero il perché e il come tutti questi fatti siano collegati tra loro e abbiano portato alla sua uccisione.

L’omicidio di Olof Palme è un cold case per eccellenza.

Oggi quello che ci rimane della sua vita non è altro che una storia densa di complotti e interessi politici, un lutto nazionale, un assassino mai arrestato.

 

Segreti, social-democrazia e sangue.

 

 Sul palco, abbiamo due storie. La prima è reale, la seconda è pura invenzione. Le due storie co-esistono, ma quella che vediamo è solamente la storia inventata.

Vediamo l'illusione di ciò che è accaduto, di ciò che abbiamo dimenticato, di ciò che è scomparso – in altri termini: della Realtà.

In questo spettacolo giallo la Realtà e l'Illusione co-esistono e coincidono perfettamente fino alla fine. L'una ha bisogno dell'altra per lottare e vincere il Simulacro del

nostro mondo. Come attori e spettatori decidiamo di co-esistere e coincidere in uno spazio e in un tempo preciso, per immaginare qualcosa assieme. Abbandoniamo

gli inputs del sistema dei Big-Data, ci allontaniamo dallo spazio infinito delle informazioni accessibili e im-mediate, per condividere uno spazio e un sistema più intimo.

Quello della co-esistenza.

 

In “Il Delitto Perfetto”, Jean Baudrillard si trasforma in un detective per investigare la “scomparsa della Realtà”. Nella sua indagine scopre la attuale eliminazione

di tutte le differenze tra il mondo reale e il mondo delle immagini im-mediate. La Iper-Realtà alla quale abbiamo accesso – live video, big-data, streaming, social media –

non sarebbre altro che un Simulacro della Realtà. E attraverso questo accesso costantemente im-mediato, l'umanità sta perdendo il contatto con ciò che accade nel mondo.

Grazie al gioco dell'investigatore, grazie al mondo inventato di un buon giallo, grazie ad un evento reale come l'evento teatrale, possiamo essere colpiti da uno svelamento. Che quello stiamo guardando non è una storia, ma la Storia.

Attraverso la più effimera delle Arti, il Teatro, possiamo partecipare la Realtà ancora e ancora una volta. Assieme.

GUL è dichiaratamente basato sui ben noti fatti dell'assassinio di Olof Palme, avvenuto il 28 Febbraio 1986 a Stoccolma, ma, in scena, è solo un giallo – la realtà non è mai svelata, nessun nome è mai citato per esteso.

Come sono cambiate le nostre impressioni? Sono cambiate? Che tipo di provocazione abbiamo subito? Cosa rimane, in noi, di questo delitto? Rimane più qualcosa legato

al delitto finto o a quello vero? Quale dei due omicidi ci ha emozionati? Quale ci ha fatto riflettere? Che tipo di implicazione politica esiste nel semplice atto di ricordare?

 

Credo che in questo ci sia da investigare, come un bravo detective. E se è vero che ogni buon giallo che si rispetti, nella sua più totale e violenta fantasia, fa emergere

perversioni e fobie pertinenti alla società e agli eventi storici di chi il giallo lo scrive, cosa è successo nel 1986 e cosa sta succedendo oggi?