Liebe

Nella serie de "Gli ossimori  del vivere" ricorro all'utilizzo di manichini che rappresentano sagome abbozzate della "non identità". Corpi alienanti, in cui soggettività e individualità si dissolvono, in antitesi concettuale con l'Umanesimo e la centralità dell'uomo. L'uomo perde  il proprio ruolo e la propria dignità: da soggetto ("homo faber") diventa oggetto,  parte dell'allestimento dell'opera, strumento di comunicazione di stati d'animo e condizioni universalmente traducibili.  Volti inespressivi; corpi sagomati, ma anonimi lasciano il centro della scena ad emozioni primarie ed ancestrali. 

 

In "Liebe" sussiste la contrapposizione tra un corpo fragile, esile. Indifeso. Il cuore rosso vivo in mostra nel costato, raccolto da un gracile scheletro che a stento riesce a contenerlo. L'Amore: focosa passione, che come fuoco brucia l'anima e il corpo, consuma e divora le carni nel profondo. Come ogni incendio, spente le fiamme, non restano che le macerie. Un cuore ferito. Troppo vivo per non risentirne. Trafitto nei sentimenti. Ucciso dall'Amore.