Emanuele Aldrovandi

TORNATO
teatro
New York - United States of America
27/05/2019 - 08/06/2019

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Il Progetto

IL PROGETTO

Il testo teatrale "Farfalle" (tradotto in inglese con il titolo "Butterflies") verrà messo in scena per due settimane a New York, al The Tank Theater, un teatro off-Broadway che si dedica alla proposta di nuovi artisti americani e internazionali. La produzione e il regista (Jay Stern) hanno invitato l'autore a lavorare all'allestimento e all'adattamento del testo al teatro americano, un'opportunità per lavorare con attori e registi americani e per rendere il testo conforme a quel contesto. 

ENTE OSPITANTE

The Tank Theater di New York è un teatro off-Broadway non-profit impegnato nella presentazione e nella promozione di artisti emergenti a livello internazionale. La sua missione è rimuovere le barriere economiche che scoraggiano le carriere degli artisti, permettendogli di sperimentare liberamente la loro arte in un ambiente inclusivo e accessibile. L'ente aiuta ogni anno oltre 2000 artisti e promuove più di 800 rappresentazioni in numerose discipline, compresi teatro, commedia, danza, cinema, musica, burattini e narrazione.    

L'intervista

Sei giovane, eppure hai già vinto molti premi e i tuoi testi sono tradotti in diverse lingue. Quando è nato l'amore con il teatro?

In realtà non sono giovane, lo sembro solo perché in Italia gli standard sono falsati dall'immobilismo. Magari in un altro paese sarei già il direttore uscente di un teatro o di un museo. La mia prima involontaria esperienza di drammaturgia è stata al liceo, quando trascrivevo sul diario i dialoghi più stupidi fra me e i miei compagni di classe. Poi mentre studiavo Lettere ho scritto qualche testo teatrale, quasi per gioco, e visto che mi piaceva ho provato a trasformare questa passione in un lavoro vero e proprio. Dopodiché un ruolo fondamentale l’ha svolto la Paolo Grassi di Milano, una delle accademie teatrali più importanti d’Italia, dove ho studiato per tre anni e dove ora sono felice e onorato di essere tornato per insegnare.

Detto così può sembrare facile, ma non lo è stato per niente. Mi sono dovuto impegnare e ho fatto molta fatica.

Cosa ti aspetti da queste due settimane a New York?

Vorrei avere degli stimoli. Sia dal regista e dalle due attrici che metteranno in scena il mio testo, sia dagli altri spettacoli che andrò a vedere in questo periodo. Ci sono già stato due volte, ma vorrei approfittarne di nuovo per capire il più possibile come funziona il sistema teatrale newyorkese. Ovviamente il contesto in cui viene prodotta un’opera influenza l’opera in sè: nei paesi anglosassoni mettono al centro la drammaturgia e ogni anno hanno decine di nuovi testi che poi esportano in tutto il mondo. Io vorrei che anche l’Italia andasse di più in questa direzione, ma per poter fare o proporre cose sensate è importante capire e conoscere i pro e i contro degli altri modelli culturali.

Cosa racconta Butterflies?

La storia di due sorelle, due orfane contemporanee: la madre si è suicidata quando erano piccole, il padre se n’è andato e ogni tanto torna per crear loro qualche problema. Ad esempio, all’inizio della piece, cerca di coinvolgerle in un matrimonio combinato con l’obiettivo di saldare i propri debiti. All’interno di questa situazione però le due sorelle hanno creato un gioco che all’inizio le mantiene vive, ma poi, con il passare degli anni… e qui non faccio spoiler perché lo spettacolo debutterà in Italia nel 2020 e tra febbraio e aprile sarà in scena a Milano, Roma, Reggio Emilia, Modena, Napoli, Cantù, Lugano e altre città.

Grazie a Movin’ Up per aver sostenuto parte di questo viaggio con il fondo speciale dell’Emilia Romagna, la regione in cui sono nato e in cui probabilmente abiterei anche se non ci fossi nato, perché insieme a Milano è il posto migliore in Italia in cui fare cultura.

Il Resoconto

Raccontaci com'è andata. Per te, per i tuoi colleghi di lavoro, per il pubblico. Hai ricevuto gli stimoli di cui eri alla ricerca?

Molto bene. Sono stato felice degli incontri e del lavoro con le due attrici e con il regista, Jay Stern. Il testo è stato accolto con curiosità e, anche se il teatro non era grandissimo, il fatto che ci siano stati vari sold-out mi ha fatto molto piacere. Sono uscite anche buone recensioni e gli spettatori hanno riso quando dovevano ridere e pianto quando dovevano piangere. Questo è stato importante perché ha confermato l’internazionalità del testo, che ha avuto bisogno di pochissimi aggiustamenti (più che altro linguistici), per funzionare ed essere capito. Ho avuto molti stimoli, sia su questo progetto che per lavori futuri.

  

Un italiano a New York. Cosa ti porti a casa da quest'esperienza e dalla Grande Mela? Come drammaturgo e come persona.

In effetti l’erba del vicino sembra sempre più verde, ma a volte può essere anche sintetica. Era la terza volta che andavo, ma ho avuto l’occasione di fare molti più incontri di lavoro e mi sono reso conto di quanto New York sia brutale: la vita costa tantissimo, la maggior parte delle persone deve fare più lavori per riuscire a mantenersi. Avere una famiglia senza spostarsi in periferia è un privilegio di pochi. La sensazione costante è che le persone siano appese a un filo, probabilmente rispetto all’Italia è più facile che ci siano improvvise svolte positive, visto che tutto accade più velocemente e se accade “lì” ha risvolti immediati in tutto il mondo, ma è altrettanto facile sprofondare, ad esempio se ti rompi una gamba e sei senza assicurazione. Mi è sembrato come un turbine, che manda in altissimo chi è al centro e butta fuori tutti quelli che finiscono ai margini. Questo si ripercuote anche nell’arte: è bello essere lì quando hai un progetto e spero di tornarci presto per cose sempre più importanti, ma sono felice di vivere in Italia.

Programmi per il futuro? Progetti ambiziosi in cui lanciarti?

L’anno prossimo metterò in scena in Italia il testo che ha appena debuttato a New York, “Farfalle”, curandone io la regia. Sarà uno spettacolo prodotto dall’Associazione Teatrale Autori Vivi e da due teatri importanti come il Teatro Elfo Puccini di Milano e ERT - Teatro Nazionale dell’Emilia Romagna. Debutterà a febbraio 2020 e sarà in tournée in molte città. Poi ci sarà il debutto di “Robert e Patti”, un testo ispirato a Patti Smith e Robert Mappelthorpe, prodotto sempre dal Teatro Elfo Puccini. Inoltre sto scrivendo un adattamento de “La Bottega del caffè“ di Goldoni per il LAC di Lugano e una riscrittura de “Il mago di Oz” per il Teatro Stabile di Torino. Entrambi debutteranno nella prossima stagione. Questo per quanto riguarda il teatro. Poi c’è il cinema. Il cortometraggio che ho girato l’anno scorso, “Un tipico nome da bambino povero” verrà presentato fra pochi giorni al Giffoni Film Festival e ne ho già in cantiere un’altro da girare a ottobre. Ovviamente il progetto più ambizioso è quello di dirigere un lungometraggio, ci vorrà qualche anno ma sono ottimista.