Francesco Del Conte

TORNATO
art_vis
architettura
Kitakyushu - Japan
01/09/2016 - 10/04/2017

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Il Progetto

Houses è un esplorazione fotografica di un fenomeno urbano e architettonico sviluppatosi in Giappone dalla seconda metà del XX secolo. Il progetto si concentra sulle case prefabbricate, tipologia abitativa che, specialmente da qualche decennio, regola e modifica costantemente il paesaggio Nipponico. L'opera intende certificare l'effimera presenza di questi luoghi in perenne trasformazione e, creando una tensione tra l'artificiale e il reale, tra una presenza familiare e al tempo stesso misteriosa, propone un incontro tra tecnica fotografica e documentazione cinematografica.

ENTE OSPITANTE

L’organizzazione no-profit CCA Kitakyushu ha aperto nel maggio 1997, grazie alle sovvenzioni offerte dalla Città di Kitakyushu. L’istitutuzione intende essere un centro unico per lo studio e la ricerca nell’ambito dell’arte contemporanea. L’obbiettivo del centro è di creare un polo mondiale per l’arte contemporanea nella città di Kitakyushu, capace di generare nuove idee e prospettive, lavorando a stretto contatto con artisti, curatori, critici ed altre numerose istituzioni nazionali e internazionali. Una delle funzione dell’istituto è di essere un forum per la comunicazione, dove artisti, curatori e specialisti di altri settori possono incontrarsi e sviluppare idee e progetti insieme.

L'intervista

di Jasmine Mottola

In cosa consiste il progetto “Houses”? Come si svilupperà?

Houses è una documentazione fotografica di quartieri composti da case prefabbricate. Questa tipologia abitativa negli anni è diventata molto comune in Giappone. Alcuni fattori che ne hanno influenzato la crescita sono i prezzi più economici; la velocità di realizzazione; il valore dell'immobile che diminuisce molto rapidamente negli anni e l’attitudine (sviluppatasi a causa dei terremoti, tifoni e guerre) a costruire e smantellare rapidamente le costruzioni dell'uomo. Il progetto prevede quindi un'analisi fotografica di un fenomeno che potrebbe diventare globale, a discapito delle tradizionali tecniche di costruzione caratteristiche di ogni regione geografica. Mi interessa molto anche la caratteristica "cinematografica" e l'atmosfera di finzione che circonda questi luoghi. Le case sono misteriose ma familiari; reali e artificiali al tempo stesso; tutte simili ma diverse, assemblate con pezzi prodotti in catene di montaggio che escludono la presenza umana.

Quando hai iniziato a interessarti all’architettura giapponese?

Poco meno di due anni fa. Il precedente lavoro riguardava la tradizionale tecnica a incastri che permette di erigere costruzioni civili e religiose senza l'ausilio di collanti, viti, chiodi e materiali che non siano legno. Houses è un'evoluzione di questa ricerca che considera l'architettura uno specchio che riflette la società e i suoi cambiamenti. La casa è lo spazio architettonico per antonomasia, proprio a ogni individuo e gruppo collettivo.

Quali sono gli aspetti del paesaggio nipponico che vorresti far emergere dal progetto?

Come accennato precedentemente sono molto attratto dall'atmosfera che circonda questi quartieri. Sembra di camminare in un set cinematografico. E' una situazione surreale. Ci si trova in Giappone e sembra di essere negli Stati Uniti o in Inghilterra con la grande differenza che spesso i mattoni che compongono le case sono finti e stampati sulle pareti esterne. Mi interessa riportare questi aspetti attraverso il medium fotografico, da sempre al centro del dibattito relativo ai concetti di realtà, copia e rappresentazione.

Il Resoconto

di Jasmine Mottola

Riccardo Giacconi Come si è svolta la presentazione del film?

Il mio film è stato presentato in due proiezioni. La prima ha avuto luogo il 26 Aprile 2017 alle 14, presso il cinema Usine à Gas, situato a Nyon. La seconda invece, si è svolta presso il cinema Capitol Fellini, alle ore 14 del 27 Aprile 2017. Il film è stato introdotto da Emilie Bujès, uno dei curatori del festival. Nella sala erano presenti molte spettatori che alla fine della proiezione hanno partecipato a una sessione di Q&A in cui mi sono state poste delle domande dal pubblico sull’ideazione e la produzione del film. Nella mattinata del giorno successivo, il 27 Aprile, ho partecipato a un Forum organizzato dal festival con i registi che avevano presentato dei film durante il giorno prima. Al Forum hanno partecipato circa 30 registi da tutto il mondo, oltre al direttore del festival Luciano Barisone e tutti i curatori, tra cui Giona Nazzaro, Paolo Moretti, Emilie Bujès. Nel Forum si è svolta una discussione collettiva molto interessante su temi ricorrenti nei film dei vari registi che è finita con un pranzo offerto dall’organizzazione.

Quali sono stati i traguardi raggiunti?

La partecipazione al festival Visions du Réel è stata un’esperienza importante che mi ha permesso di conoscere molti professionisti nel campo del cinema sperimentale, fra cui i curatori del festival e il direttore, Luciano Barisone, oltre che gli altri registi che hanno presentato i loro film.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Attualmente sto portando a termine un film su Milano 2, il quartiere costruito da Berlusconi negli anni Settanta. Inoltre sto preparando una mostra personale presso il FRAC Champagne-Ardenne di Reims, in Francia, che aprirà a ottobre.