Masako Matsushita

TORNATA
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Hølen - Norway
19/02/2017 - 23/06/2017

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Il Progetto

LAND SKAP consiste in una performance interattiva e visual-coreografica della durata di 1h30min con l'obbiettivo di creare un paesaggio multimediale site-adaptable in grado di immergersi nell'ambiente dato urbano o extraurbano nella realizzazione di 4 contenitori tetraedri grandezza uomo. Il concept del progetto nasce dalle parole confini e panorama, concentrandosi su direzione e definizione dello spazio con l'intenzione di guidare il punto di vista dello spettatore attraverso un'esperienza audio-visual sensoriale.

ENTE OSPITANTE

Sånafest è un Festival internazionale di danza, performance, musica e arte visiva che connette due villaggi Son e Hølen. Lo scopo è di presentare lavori internazionali, nazionali e locali ad un pubblico di visitatori nazionali ed internazionale e coinvolgere gli abitanti dei villaggi Son e Hølen.

L'intervista

Da quanto tempo ti occupi di danza a livello professionale?

In questi contesti è difficile stabilire cosa voglia dire professionale, perché per me è sempre stato professionale dal momento in cui ho finito l'università, cioè nel 2012. Però anche nel mentre mi occupavo di curare delle serate e organizzare degli eventi invitando gli artisti che incontravo nei miei viaggi. Perché già durante gli studi viaggiavo e partecipavo a diversi festival. Dopo essermi laureata, a Londra, sono stata un anno ad Amsterdam e lì ho aperto insieme con altri tre artisti, una danzatrice e due visual artist, una galleria che si occupa di installazioni di arte performativa. Uno spazio dove appunto le arti contemporanee potessero avere sfogo, uno spazio per essere visti e dove organizzare eventi, esposizioni, spettacoli.

Su cosa si concentra la tua ricerca artistica?

Su ciò che mi consente di esprimermi. Non il linguaggio verbale, nel mio caso, ma il movimento: un mezzo per rielaborare quel che io ho dentro e quel che mi suscita  ciò che vedo del mondo a livello politico, sociale, economico ed emozionale. Insomma, è così che dipingo, in un qualche modo. Tutto ciò che non è linguaggio verbale per me significa danza. L'essere umano sta perdendo la consapevolezza del corpo, sta tralasciando il suo istinto animale, innato e intelligente, che però è ciò che ci rende veramente umani. Tutta questa ricerca poi sfocia in performance o in installazioni legate alla danza contemporanea. Ultimamente il mio lavoro coinvolge anche altre forme di espressione, come la fotografia, la video art e la musica. Ne è un esempio il mio ultimo lavoro.

Il Resoconto

Come hai scoperto di questa opportunità al Sanafest di Olen, in Norvegia?
Seguo questo festival di arte performativa dal 2013, l'anno in cui è nato. Anno dopo anno l'ho visto diventare un festival sempre più grande e importante e ogni volta sono stata presente, come parte dell'organizzazione o come danzatrice. Nel 2017 in modo specifico ho partecipato in veste di curatrice, con il duo artistico di cui faccio parte insieme a Ingvild Isaksen e che si chiama A MasIng Productions. Ci hanno chiesto di realizzare un lavoro site specific che abbiamo intitolato Land Skap. Gli spettatori erano liberi di girare intorno alla nostra installazione, e in base alla loro posizione ognuno fruiva di un'esperienza diversa. Abbiamo posizionato dei box all'aperto di diverse forme, che si attivavano ogni volta che qualcuno ci si infilava, magari anche solo con la testa: dentro si potevano sentire delle frasi, delle vere e proprie storie, e a volte ci si potevano scorgere altri oggetti o semplicemente ammirare il panorama, in cui performavano anche dei danzatori. Un film in tempo reale, in cui il montatore è lo spettatore. L'installazione è stata attiva per oltre due ore. 
Quali altri progetti stai seguendo e che  cosa farai nel 2018?
Continuerò a studiare gli outcome degli ultimi due anni di ricerca. Sto portando avanti altre due produzioni che utilizzano la natura come elemento principe e che prevedono anche degli interventi nello spazio, sempre come riflessione sul rapporto fra ambiente, uomo e urbanizzazione.