Tommaso Serratore

TORNATO
danza
Torino - Italy
15/11/2018 - 25/11/2018

Share:

Il Progetto

IL PROGETTO

Viaggio e libertà sono i due temi su cui si è fondato l’approccio creativo suggestionato da alcuni pensieri tratti dal diario di Christopher McCandless e dalle immagini del film "Into the Wild", regia di Sean Penn. Il progetto ha voluto indagare le possibilità di intervento della disciplina coreutica in un contesto particolarmente eccezionale e complesso come quello carcerario. Obiettivo creare uno spettacolo multidisciplinare, andando a contaminare le esperienze pregresse e intersecandole con molteplici risorse artistiche (luce, musica, video).

ENTE OSPITANTE

El Graner è il centro di studio e creazione del linguaggio dei movimenti del corpo di Barcellona. Fa parte del programma Art Factories del Comune di Barcellona ed è gestito da El Mercat de les Flors, con la collaborazione dell'APDC (Catalonia's Dance Professionals Association) e l'ACPDC (Catalonia's Professional Dance Company Association). Le aree d'interesse su cui El Graner si concentra maggiormente sono: internazionalizzazione, creatività, pensiero, educazione e prossimità.

L'intervista

Laureato in Marketing e ballerino. Come Christopher McCandless, ti sei prima laureato e poi dato sfogo ai tuoi sogni?

Io sì, mi sono laureato in marketing e il mio percorso, infatti, è stato un po al contrario. Son passato prima dall’organizzazione, poi sono diventato autore, poi danzatore e ora ho capito che voglio fare il coreografo. Marketing mi è servito e mi serve tuttora perché quando bisogna scrivere e candidarsi per i bandi, progetti, e fare delle rendicontazioni aiuta.

Il Carcere sta diventando sempre più spesso protagonista (o location) di progetti artistici. Ispira, fa parlare, porta alla riflessione. A te com'è venuta l'idea? E qual è l'obiettivo, oltre che alla realizzazione artistica?

É stata un’occasione, non era la prima volta che siamo entrati nel carcere a Teramo, non è stata una mia esigenza, ma un incrocio di cose. Abbiamo lavorato con dei colleghi e con un videomaker come in un esperimento.

Abbiamo iniziato a lavorare in carcere nel 2014 per un progetto iniziato a Teramo. Abbiamo affrontato le tematiche del viaggio e della libertà portandole nel carcere, prima di Teramo e poi Torino per vedere come i detenuti reagivano. Leggevamo con loro le frasi del diario di Christopher McCandless, raccontato dal film Into the Wild. Considerando che loro vivono in uno spazio ristretto e di cemento hanno potuto esplorare il proprio immaginario meglio di altri, e allo stesso tempo portandosi al di fuori di quello spazio.

É nato nei carceri perché queste persone hanno molto più desiderio di viaggi e libertà. Io sono di una generazione vicina ai trent’anni in cui sempre più spesso vedo persone aver voglia di fare cambiamenti radicali, prendere la propria vita e rivoluzionarla. Abbiamo lavorato traducendo con il corpo idee, scene, immaginari. Questi elementi si sono fusi e il risultato è stato un trio, io e due danzatrici, e la residenza di Barcellona ci ha permesso di chiudere lo spettacolo e dedicarci di più allo spettacolo, all’impatto più che alla forma.

Come si è svolto il lavoro?

In fase creativa abbiamo lavorato in questi due carceri e poi in varie residenze: a Torino, Rovereto, Arezzo, Perugia e poi l’ultima a Barcellona che ci ha permesso di chiudere lo spettacolo.

Inizialmente avevamo detto ai detenuti che era un laboratorio di teatro, poiché permetteva loro di aprirsi di più senza esitazioni. Secondo me entrare nelle carceri e lavorare con i detenuti dal punto di vista artistico è un’operazione utile. Permette di aprire i loro immaginari e questa è una cosa che rimane a lungo a entrambi. Noi avevamo appuntamento ogni giorno, e loro erano desiderosi e volenterosi di incontrarci e stare con noi perché erano le due ore in cui potevano esprimersi e uscire dal carcere attraverso di noi. Creando immaginari in luoghi fissi e statici, puoi notare la reattività che fuori non trovi. Abbiamo fatto vedere lavori completi ai nostri detenuti e abbiamo visto, con stupore, che sono stati in grado di vedere e commentare all’interno del linguaggio contemporaneo. E il linguaggio contemporaneo è difficile, pieno di complessità che il pubblico civile ha perso e ha bisogno di essere imboccato, rispetto ai detenuti che si fanno suggestionare e risultano capaci di vedere qualcosa d’altro.

Il Resoconto

Com’è andata la residenza e che ruolo ha avuto?

La residenza ci ha permesso di chiudere il lavoro e lavorare in contesti diversi rispetto a quelli italiani. La cosa bella in Spagna è stato vedere, oltre alla direzione, tante altre persone interessate al nostro progetto. E così, anche noi interessati a quelli degli altri residenti. Siamo stati accolti benissimo: i direttori, appena arrivati, ci hanno chiesto chi fossimo e su cosa stessimo lavorando. Un calore e un’attenzione che in Italia c’è e che ci è piaciuto ritrovare.

E ora? Che progetti hai?

Adesso sto lavorando, insieme a Versilia Danza di Firenze, a una nuova produzione: Mr Furry. Siamo riusciti a metter su questo spettacolo e l’abbiamo presentato a Valencia a Giugno come primo studio. Adesso lo portiamo a ottobre a Faenza in anteprima. Parla del presente, e di come noi tutti siamo intrappolati o nella malinconia del passato o nella proiezione del futuro, senza dedicarci all’istante. É un lavoro molto visuale, abbiamo lavorato bene sulle luci e sulla musica. E niente, io sono vestito da Yeti.