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Armand Guillaumin, l’ultimo impressionista

15 aprile 1874. Parigi, numero 35 di Boulevard des Capucins. Nel vecchio studio del fotografo Nadar si apre una mostra che fa scalpore. Vi partecipano 30 artisti che espongono 165 opere. C’è Claude Monet. C’è Paul Cézanne. Ci sono Edgar Degas, Camille Pissarro, Auguste Renoir e Alfred Sisley. Ci sono tutti i grandi nomi di quella stagione artistica che verrà battezzata con il termine di “Impressionismo”. Tra i pittori in mostra c’è anche Armand Guillaumin, presente con tre opere. Un nome oggi sconosciuto ai più, stranamente rimasto nell’ombra. Eppure Guillaumin partecipò a sei delle otto esposizioni impressioniste (l’ultima fu nel 1886 in Rue Laffitte), fu uno degli animatori del gruppo di artisti che si riuniva al caffè Guerbois intorno a Eduard Manet, fu amico per tutta la vita di Camille Pissarro, godette delle stima di Paul Cézanne e di Vincent Van Gogh. Armand Guillaumin è l’impressionista dimenticato. Forse perché troppo fedele ai principi e alle teorie dell’impressionismo, forse per la limitatezza dei soggetti, forse perché a differenza di altri, Guillaumin non godeva di una vita agiata, ma dovette sempre lavorare. Fino al 1891, quando la vincita di una straordinaria somma alla lotteria (100.000 franchi!) gli cambierà la vita consentendogli di dedicarsi interamente alla pittura. A riscoprirlo è la bella mostra ospitata da Palazzo Bricherasio fino al 1 febbraio 2004: «L’impressionismo di Armand Guillaumin». Un’ampia raccolta delle opere più importanti di Armand Guillaumin affiancate da alcuni dei capolavori dei grandi protagonisti della scena artistica francese della seconda metà dell’Ottocento, ovvero Cézanne, Renoir, Pissarro, Monet, Sisley e Berthe Morisot. Una preziosa occasione non solo per scoprire un grande artista ingiustamente dimenticato, ma per ammirare lo spaccato di un’epoca. Daniela Magnetti, direttore della Fondazione Palazzo Bricherasio e curatrice dell’esposizione: «Guillaumin nasce impressionista e muore impressionista. Fu un impressionista puro e rimase sempre fedele alla sua idea di pittura. Tanto che che il giorno dopo la sua morte, nel 1927, i giornali intitolarono: “E’ morto l’ultimo impressionista vivente”. Visse in stretto contatto con i grandi protagonisti dell’epoca, con Cézanne e Pissarro, ma anche con Vincent Van Gogh. Quando Van Gogh arriva a Parigi non comprende l’impressionismo, è molto critico nei confronti di quei pittori i cui quadri definisce “brutti, dipinti male e approssimativamente mal disegnati, mal colorati”. Guillaumin farà da intermediario tra Van Gogh e gli impressionisti, vivono insieme dal 1886 e il 1888, espongono insieme e Theo Van Gogh diventerà il mercante di Guillaumin. Non solo. Guillaumin scopre Seurat, scopre Signac, scopre Friesz e preannuncia il fauvismo».
Palazzo Bricherasio.
Via Lagrange 20 - Torino.
Dal 24/10/03 al 1/02/04.