"Il tramonto come ricordo visivo" - 2008

CONCEPT

 

“Il tramonto come ricordo visivo” - 2008

 

L'opera si compone di tre panneli in plexiglas trasparente i quali ospitano le varie sequenze fotografiche dei miei tramonti, stampate su carta fotografica e sostenute da uno strato di poliplat.

Il trittico fotografico è stato esposto alla mostra personale "EMOTIVITA' VISIVE" organizzata dall'Associazione culturale "Spazio Contemporaneo" di Comiso (RG) dal 31 Maggio al 15 Giugno 2014. 

L'opera è stata successivamente riadattata al formato da cartolina postale in seguito alla mia partecipazione alla "Mostra Internazionale Mail Art Noto" organizzata dall'Associazione Petali d'Arte con il patrocinio dell'Assessore alla Cultura Cettina Raudino, dal 1 al 13 Febbraio 2015.

 

La scelta del tramonto è motivata dal fatto che vivendo, per tanti anni, in un piccolo paese, alla periferia della provincia catanese, prevalentemente agricolo, sono cresciuta legata alla natura e alle cose semplici ma al tempo stesso, per me, fondamentali. La natura e i suoi colori, varianti in ogni stagione, gli animali e i loro suoni, il gallo della vicina di casa che canta, il vento, il cielo, sono tutti elementi che hanno accompagnato la mia crescita percettiva (e non solo). Ed è proprio sul cielo che mi sono soffermata. Anche il fotografo Luigi Ghirri (1943-1992) ha dedicato una sua opera al cielo, fotografandolo per ben 365 giorni, chiamata “Infinito” (2001), nella quale invita alla continuità dello sguardo sulle cose, a non accontentarsi di dieci bellissimi cieli.

 

In particolar modo sono legata all’ampia visione del cielo e dei tramonti, che ospita, i quali mi affascinano nella loro diversità quotidiana che godo dall’ampia porta, che da sul balcone, della mia camera. Il guardare il tramonto è iniziato per caso, anche perché è una cosa scontata, farlo, in una periferia di paese, specie se quando si esce di casa, o ci si affaccia dal balcone, la prima cosa che ci si trova davanti è una bella porzione di cielo tutta per se. Persino mio padre o i miei nonni guardano il tramonto (o precisamente quando il sole se ne và), per capire se l’indomani sarà un giorno come quello che è appena passato o se sarà diverso. Ma ciò che mi ha spinto a guardare, ed in seguito a fotografare il tramonto, è la sensazione di grandezza, di superiorità, di naturalezza e di purezza che mi trasmette mentre sono davanti a tutto ciò, con lo sguardo fisso e gli occhi spalancati, per catturarne ogni singola sfumatura.

 

Il tramonto è come il saluto che il sole da prima di lasciare il giorno, a volte è un saluto carico di colori che vanno a sfumarsi con l’azzurro del cielo ed al tempo stesso è un contrastare di tonalità calde (il tramonto) e fredde (il cielo); a volte si tratta di un saluto calmo, soave, tranquillo, privo di forti contrasti cromatici. Altre volte il tramonto è impercettibile, in quanto spesse nuvole ne ostacolano la sua percezione e di conseguenza mi privo dal fotografare uno scenario che non mi può comunicare, purtroppo, nulla, se non una sensazione di impedimento alla visione. In altri casi, ciò che ho definito impedimento, cioè le nuvole, aggiungono particolarità al tramonto, in quanto diventano parte integrante di esso perché si caricano delle sue intensità cromatiche. E’ bello vedere delle nuvole colorate visto che durante il giorno le vediamo sempre bianche, o al massimo di grigio, ma avete mai pensato che il tramonto colorasse le nuvole?Io no.

 

Continuando a discutere sugli impedimenti, devo dire che ve ne sono di altri e di ben altra natura: si tratta di sette silos in acciaio (di una cantina vinicola) che, nei mesi in cui il tramonto coincide nel punto della loro collocazione, ne ostacolano la vista anche se non del tutto. Ecco perché, nelle foto, alla magia del sole contrasta un insieme di elementi artificiali che nulla hanno a che fare con la naturalezza del tramonto. D’altro canto, come ho affermato nelle righe iniziali, abito in periferia e non al centro di una campagna tranquilla e serena, come si poteva pensare. Per quanto riguarda il punto di vista, che si colloca nella mia stanza, ho scelto di inquadrare il più possibile il cielo ed il suo prezioso contenuto, tralasciando tutto il resto. Quello che mi interessa è il realizzarsi del tramonto nelle sue fasi, nelle sue variazioni di intensità fino al suo scomparire nel buio che, in alcune foto, ospita le prime luci artificiali, rappresentate da quelle della cantina vinicola, che segnano il suo completo finire. Infine, la necessità che mi ha spinto a fotografare, non solo a guardare, il tramonto è stato il bisogno di un “ricordo visivo” che ho sentito nel momento in cui sono mancata dal mio paese, lontana dal quadro mutante e immersa nei rumori cittadini in cui i miei occhi hanno cercato ma non hanno potuto trovare un tramonto da cui farsi affascinare e a cui confidare i pensieri più profondi.

 

Valentina Assenza

ELENCO OPERE