PADOVA  

MUSEI CIVICI AGLI EREMITANI
Piazza Eremitani, 8
tel. 049/8204551

 

MAX BOLDRIN

CHIARA FABBRI COLABICH

CLAUDIA FABRIS


 

 

testo critico a cura di Stefania Schiavon

Oloferne, Salomè, le sale dei Musei Civici sono i soggetti che hanno coinvolto Max, Chiara e Claudia in un'esperienza significativa per la propria ricerca artistica, offrendo loro l'occasione di gestire il linguaggio e il mezzo espressivo utilizzato normalmente, per segnare nuovi percorsi e rendere possibili personali visioni. Accade così che l'aspetto spontaneamente ridicolo e divertente delle contraddizioni e dei malesseri dell'umanità contemporanea fotografata generalmente da Max Boldrin ceda il passo all'altra faccia della medaglia: allo sguardo amaro e pungente che resta dopo aver riso di sé e degli altri. Quella smorfia del viso sospesa tra la risata e il suo termine è il momento fermato questa volta per raccontarci, con Oloferne, di una bramosia di potere che è sconfitta dell'uomo sull'uomo in ogni tempo e in ogni luogo. In un inedito sviluppo si risolve l'indagine sulla comunicazione che caratterizza il percorso di Chiara Fabbri Colabich. L'incedere di Salomè nella danza dei sette veli è suggerito dall'artista come un ordito linguistico in cui il movimento immaginato del corpo diventa scrittura. La danza, essa stessa segno e parola, scandisce una sequenza spazio temporale in cui si consumano i sentimenti di amore, desiderio e distruzione che portano al raggiungimento del proprio obiettivo a qualsiasi costo. Dieci abiti per dieci Cenerentole perché, secondo Claudia Fabris, ogni donna merita di ritagliarsi, nella vita ordinaria, un momento favoloso. Tessuti colorati per immergersi nel colore, sensazioni da portare, spesso pezzi unici di stoffe prive di cuciture che come in un gioco possono regalare a chi li indossa la possibilità di un gesto creativo. Abiti che si arrotolano, si svolgono e si trasformano per vivere del corpo di chi li abita esaltandone la singolarità e la bellezza.

 

MUSEI CIVICI AGLI EREMITANI

ORAZIO MARINALI

Orazio Marinali, Testa di Oloferne, marmo, 32x44x37,5


La splendida testa del generale assiro Oloferne, ucciso da Giuditta, in un primo momento fu assegnata allo scultore Filippo Parodi. La vis drammatica, vicina agli esiti dei "tenebrosi" veneti, il plasticismo dei volumi, il virtuosismo tecnico, sono elementi legati alla produzione scultorea veneta di seconda metà del '600 e di Le Court in particolare. E' l'accento più spontaneo e ruvido del pezzo a indicarci in Orazio Marinali il probabile autore. Ignota rimane la committenza dell'opera, anche se il truce soggetto e la forza drammatica dell'immagine, consente di indicarla quale oggetto adatto alla meditazione sul peccato - Oloferne personificazione del Vizio sconfitto dalla Virtù personificata da Giuditta - e sulla morte..

MAX BOLDRIN

Max Boldrin. Padova. 1974. Diploma maturità artistica, diploma scuola professionale di fotografia. Varie mostre tra collettive e personali.
maxboldrin@libero.it

 


Mio dolce Oloferne, due fotografie su cartellone (doppia faccia) in legno bianco simile a quello usato per le campagne elettorali, 110x70x100 cm., 2003


CERCHIA DI ALESSANDRO VAROTARI

Cerchia di Alessandro Varotari, detto il Padovanino, Salomè, tela, 102x74


Il dipinto di Alessandro Varotari è ritenuto una copia della Salomè di Tiziano al Prado, la cui modella si è cercato di identificare con la figlia del pittore, Lavinia. Rispetto all'originale la copia, pur salvando l'impianto formale, si prende molte libertà nella definizione degli ornamenti, nel posizionamento della testa sul vassoio e nella resa delle vesti. Come in altri casi di trascrizioni tizianesche dovute al Padovanino, l'attenzione è rivolta alla produzione del Vecellio della prima metà del secolo XVI, in un rispetto ossequioso della forma.

CHIARA FABBRI COLABICH

Chiara Fabbri Colabich. nata a Padova nel 1977, si diploma all'Accademia di Belle Arti di Venezia (2001). Partecipa a numerose mostre collettive e recentemente ad un workshop multimediale tra Marsiglia ed Algeri e alla 11° Biennale dei Giovani Artisti dell' Europa e del Mediterraneo.
chiarafc@hotmail.com




Per chi danza Salomé,
7 veli e 70 lettere in sandwich, 2003


SALA DELL' 800 - MUSEO BOTTACCIN

La Sala dell'800 del Museo Bottacin


Il Museo Bottacin conserva una collezione di opere di pittura e scultura realizzate nell'Ottocento, la maggior parte delle quali proviene dalla villa Bottacin di Trieste. Il soggetto di tipo religioso-morale è interpretato nell'Angelo custode di Antonio Zona e nei due dipinti di Fortunato Bello. La storia della gente comune, propria della scena di genere, trova espressione nei dipinti La supplente della mamma di Domenico Induno e Fanciulla coricata con farfalla di Antonio Rotta. Bottacin raccolse anche opere di gusto un po' retrivo, La Toilette di Natale Schiavoni, e vedute veneziane di ascendenza canalettiana, dipinte da Luigi Querena. Si ricollega al filone storico-romantico di Hayez la grande tela Francesco Ferrucci sulle mura di Volterra di Cesare Dell'Acqua. Nella scultura Bottacin risentì del gusto della classe borghese ottocentesca, rappresentato nel busto in terracotta del Doge Paolo Renier di Antonio Canova, nella Flora di Vincenzo Vela, nella Leggitrice e nella Disegnatrice di Pietro Magni. Il Comune di Padova volle suggellare la riconoscenza della città verso Nicolò Bottacin facendo eseguire un busto opera di Angelo Cameroni.

CLAUDIA FABRIS

Claudia Fabris. Padova, 30 anni il 7 Ottobre.
La sua ricerca artistica spazia dal teatro alla fotografia alla creazione d'abiti in un gioco tra vasi comunicanti. Filo rosso: il corpo, un corpo abitato, pieno di spirito, da fotografare nudo e poi vestire e poi viverci una vita al quadrato, raddoppiata nel teatro.


Facciamo che io ero Cenerentola e tu…,
creazioni originali in velluto e seta, 2003


LINKS

www.padovanet.it/progettogiovani