MAURIZI SARA, POLI VIRGINIA, PATUMI GIORDANA (VI.SA. DANCE PROJECT)

Danza
Musica

MAURIZI SARA, POLI VIRGINIA, PATUMI GIORDANA (VI.SA. DANCE PROJECT)

Destinazione

Londra - United Kingdom

Periodo
-
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Il progetto (e info su ente)

IL PROGETTO

(R)ESISTENTIA è un progetto di creazione coreografica che mira ad esplorare l’identità culturale italiana attraverso la danza ed il movimento, approfondendo il concetto di resistenza ed integrazione all’interno della cultura londinese e britannica. La ricerca in studio è mirata all’esplorazione fisica di immagini, testimonianze storiche in forma visiva e scritta e allo sviluppo di un linguaggio coreografico e drammaturgico. L’obiettivo è anche quello di creare un collegamento con il network di artisti e studenti internazionali ed italiani e di offrire workshop ed attività di comunità legate all'identità artistico-culturale. La ricerca fisica e creativa del lavoro, che ha avuto inizio a dicembre 2020, prevede diverse fasi, alcune delle quali oggetto della proposta

ENTE OSPITANTE

Il Trinity College of Music e il Laban - centri leader della musica e della danza contemporanea - si sono uniti per formare il Trinity Laban Conservatoire of Music and Dance, dando vita a preziose opportunità di collaborazione tra musicisti, compositori, ballerini e coreografi. 

La ricca offerta di corsi innovativi, gli spettacoli entusiasmanti e l’eccellente lavoro in materia di istruzione, comunità e inclusione sociale, fanno del Trinity Laban un’istituzione leader nel progresso della pratica artistica creativa. Il conservatorio gode di una grande fama a livello internazionale. 

 

Intervista

Raccontateci un po': com’è nato il vostro progetto?

VI.SA. è un progetto nato innanzitutto da un’amicizia e una collaborazione professionale che abbiamo coltivato negli anni, studiando e lavorando insieme come danzatrici all’estero.

In particolare a dicembre 2020, vivendo il lockdown a Londra ci siamo trovate a confrontarci sulla nostra situazione, sulla nostalgia dell’Italia e sull’esperienza culturale nel Regno Unito. 

Nel contesto della Brexit, da artiste italiane ed europee a Londra, abbiamo deciso di riscoprire le nostre origini attraverso la danza, come forma di resistenza per ritrovare la nostra identità. È seguita una lunga fase di ricerca concettuale, e confrontandoci tra di noi abbiamo scoperto entrambe il desiderio di fare un lavoro che prendesse spunto dalla Resistenza Italiana.

 

Come avete sviluppato il lavoro di ricerca?

La ricerca pratica si è sviluppata in varie fasi, abbiamo avuto una prima residenza a dicembre 2020 negli studi del Trinity Laban, in seguito l’istituzione londinese ha deciso di supportarci nel nostro progetto, fornendoci spazi per continuare la ricerca durante l’estate.

Attualmente stiamo sviluppando il lavoro coreografico e la pratica creativa.

 

Perciò tutto nasce da un sentimento: quello della nostalgia.

Esatto, l’obiettivo del progetto è proprio quello di creare una performance di teatro danza che ci permetta, grazie all’uso del corpo, di approfondire la nostra esperienza di artiste italiane nel Regno Unito. Attingendo alla storia e alla cultura del nostro paese, vogliamo interrogarci su cosa resta delle radici una volta trapiantate in territorio straniero, e vogliamo farlo attraverso la danza. Ci piacerebbe sperimentare la ricerca sia a Londra che in Italia, connettendoci con artisti locali e coinvolgendoli in uno scambio sulla diversità culturale.

 

Come definireste la “nostalgia”?

La nostalgia per noi è legata alla mancanza, alla sensazione di sradicamento dalle proprie origini. È stato proprio questo sentimento che ci ha permesso di apprezzare aspetti e caratteristiche del nostro paese che prima di venire a Londra davamo per scontati, come la ricchezza del paesaggio, il clima, i prodotti agricoli, il cibo, l’arte e la storia. Il nostro senso d’appartenenza all’Italia si è rafforzato nel momento in cui eravamo lontane. A volte la nostalgia è così forte che è fondamentale ricreare la nostra piccola Italia a distanza, guardando i film o ascoltando la musica, mangiando cibo italiano o studiando la nostra storia: tutte cose che ci aiutano a sentirci più vicine a casa.

 

Che cos'è per voi il “movimento”?

Per noi il movimento è un linguaggio che evoca immagini, che a loro volta suscitano reazioni e sensazioni andando oltre le parole. Il movimento è una forma di espressione poetica che può creare ponti tra lingue, storie e identità culturali diverse.

Nel territorio in cui finiscono le parole c’è la danza.

 

Che differenze avete riscontrato tra la cultura italiana e quella londinese?

Questa è una domanda molto complessa e non basterebbe un libro intero per rispondere! 

Sicuramente ci sono delle grandi differenze di carattere espressivo e comunicativo. Generalizzando, in Italia c’è una modalità di comunicazione molto più schietta ma anche più calorosa rispetto a quella inglese. D’altro canto, Londra è una città multiculturale dove religioni, lingue e idee diverse coesistono, dove l’ascolto e il dialogo sono spesso al centro di ogni attività. 

L’Italia ha un attaccamento alla propria storia, che trasuda in ogni angolo del paese, da ogni pietra e paesaggio: questo a Londra manca. Vivendo in Italia si cresce abituati alla Bellezza che ci circonda ogni giorno. Passando del tempo a Londra abbiamo imparato però a riconoscere la bellezza in altri luoghi e modi, una bellezza più legata allo scambio e alla diversità e che può emergere anche da ciò che appare brutto.

 

Ci lasciate con un’anticipazione sui vostri progetti futuri?

Una volta conclusa la prima fase di creazione di ®esistentia, vorremmo continuare a sviluppare il lavoro con una residenza in Italia. In seguito, cercheremo di condividere il nostro lavoro in Italia e all’estero, per poterci confrontare con il pubblico italiano e internazionale. 

Abbiamo anche l’obiettivo di costruire un network di artisti italiani ed europei attivi nel territorio londinese, e di collaborare con realtà locali italiane creando dei ponti oltre i confini politici e geografici.

Inoltre, vorremmo sviluppare il nostro progetto per favorire l’inclusione, attraverso laboratori di movimento che affrontino i temi di identità culturale, scambio e diversità. 

Come collettivo crediamo in una visione della danza e dell’arte che sia democratica e accessibile soprattutto a coloro che non hanno il privilegio di andare a teatro o nei luoghi tradizionali della cultura. Per questo ci interessa anche sviluppare lavori site specific, riabitando territori e luoghi pubblici.