Passigli Flavia

Musica
Teatro

Passigli Flavia

Destinazione

Gent - Belgium

Periodo
-
Partita
Il progetto (e info su ente)

IL PROGETTO

EPAS è un postgraduate in sound art, della durata di un anno, presso il KASK&Conservatorium di Ghent. Durante il corso il suono viene indagato nel suo potenziale creativo, sia come materia a sé stante, sia nella relazione che instaura con le altre discipline artistiche. Il primo semestre è strutturato inseminari intensivi con artisti internazionali e il secondo semestre è dedicato allo sviluppo del proprio progetto artistico. La ricerca portata avanti dall’artista indaga il suono nella sua dimensione percettiva (rapporto tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo) e nella relazione che instaura con il tempo e lo spazio.

ENTE OSPITANTE

"The Royal Academy of Fine Arts" (KASK) e il "Royal Conservatory" costituiscono la scuola d'arte di HOGENT e Howest. La scuola riunisce studenti talentuosi e motivati con educatori eccellenti, artisti attivi, designer e teorici dell'arte e del design provenienti da tutto il mondo. La mission della scuola definisce i suoi compiti principali: lo sviluppo delle arti, l'educazione e la ricerca in una prospettiva internazionale.

La variegata gamma di discipline artistiche di KASK & Conservatory, rende i programmi di formazione reciprocamente stimolanti e relativamente aperti. Poiché l'interdisciplinarità nelle arti diventa sempre più importante, nel nostro programma di formazione c'è spazio per la fertilizzazione incrociata. Inoltre, gli studenti saranno introdotti ad alcuni dei numerosi progetti di ricerca teorica e artistica in cui sono impegnati i nostri docenti.

Intervista

Sound art: alla scoperta del legame tra spazio e suono

Abbiamo intervistato Flavia Passigli, musicista e ricercatrice artistica e ci ha raccontato di più

sulla sua esperienza di studio musicale internazionale e su i progetti sonori che ha in cantiere.

 

Cos’è la sound art e in cosa consiste?

Per Sound art si intende una vasta gamma di pratiche artistiche in cui il suono e l’ascolto sono gli elementi centrali. Performance, sculture e installazioni, video e film d’artista, insomma, ogni forma artistica può rientrare sotto questo termine purché il suono resti l'elemento centrale della creazione.

 

Qual è il legame che si viene a creare tra il suono e le altre forme performative da te citate

come appunto installazioni, sculture, film?

Il suono può entrare in relazione con le altre discipline in modi diversi, ad esempio attraverso la musica, l’immagine, il corpo in movimento. Rispetto però alla musica che si occupa dell’organizzazione dei suoni nel tempo, la sound art si occupa piuttosto dello spazio, inteso sia come spazio intrinseco nella materialità stessa del suono, sia come spazio che il suono genera.

 

E proprio la passione per il suono ti ha portata a far parte di un programma di studio

molto particolare, l’EPAS. Raccontaci come è stato essere seguita da così tanti artisti

internazionali e quale lezione ti è rimasta più impressa.

Mi ha colpito molto uno dei primi workshop in cui Michel Schopping ci ha invitato a comporre un pezzo con i suoni registrati dai nostri compagni, concentrandoci solo sullo spazio intrinseco del suono. Come musicista mi sono sempre concentrata maggiormente sullo spazio generato dal suono nello spazio, piuttosto che su quello interno al suono. Poi nel corso del programma sono stata colpita dalle esplorazioni binaurali di Cilia Erens e dal suo lavoro sul silenzio collettivo. Artisticamente parlando invece, il lavoro di Franzisca Windish è quello che mi ha ispirato di più.

 

Oltre a metterti alla prova artisticamente, durante quest’anno accademico

hai anche sviluppato un tuo progetto artistico. Cosa hai ideato?

Il mio progetto è una performance site specific durante la quale guido gli spettatori, muniti di cuffie, in un mondo in cui la percezione ordinaria dello spazio si trasforma. A partire da un set composto da oggetti effimeri disposti su un tavolo, metto in atto piccoli spostamenti, delay e sovrapposizioni imperfette tra suono e immagine. Utilizzando due microfoni e una telecamera, invito l’ascoltatore-osservatore a cambiare continuamente il proprio punto di vista e modalità di ascolto.

 

Sei riuscita a portare avanti questo progetto e a presentarlo nonostante le limitazioni

imposte dalla pandemia?

Purtroppo a causa dell'isolamento ho dovuto interrompere il lavoro, ma riprenderò a svilupparlo a Settembre e sarà presentato ad Aprile 2021. Nel frattempo ho portato avanti un progetto di sound walks a distanza con il mio collaboratore, Edoardo Mozzanega, che abita a Milano.  In questo modo abbiamo potuto continuare a collaborare e abbiamo realizzato un progetto che può essere esperito da chiunque in ogni parte del mondo.

 

Ad Aprile 2021, come dicevi, vedrà la luce il progetto al quale hai lavorato durante il

tuo percorso di studio. C’è un luogo in particolare dove ti piacerebbe performarlo?

Penso che possa portare un pensiero specifico sul suono nel mondo delle arti performative, del teatro e della danza contemporanea e uno specifico performativo nel mondo della sound art e delle gallerie. In entrambi i casi è molto importante il carattere relazionale e il rapporto con lo spazio.

 

L’anno accademico è quasi agli sgoccioli quindi è tempo di tirare le somme. Come

immagini la tua vita dopo l’EPAS e dopo le contaminazioni artistiche che hai intrecciato?

Ci sono aspetti del tuo futuro che speri di poter rivoluzionare?

Sto collaborando con artisti che lavorano con media molto diversi, dal film al movimento. Mi interessa molto continuare ad indagare la materia sonora in relazione a questi diversi linguaggi e portare dunque avanti questa contaminazione. Dal punto di vista della mia ricerca artistica sono interessata a sviluppare più approfonditamente la natura relazionale del suono e mi sto interessando alle pratiche di ascolto e all’utilizzo di scores.