WHAT DO YOU SEE?/CHE COSA VEDI?
WHAT DO YOU SEE?/CHE COSA VEDI?
Opera selezionata "Mostra collettiva per la Palestina" Circolo ARCI Café de la Paix, Trento - ottobre / novembre 2025
Con WHAT DO YOU SEE?/CHE COSA VEDI? parto da un'immagine già vista e probabilmente già rimossa. Un padre tiene in braccio il corpo di sua figlia a Gaza. La cronaca l'ha prodotta, i social l'hanno fatta scorrere, la coscienza collettiva l'ha archiviata in fretta. Io la fermo, o almeno cerco di farlo. La ri-espongo attraverso un processo di trasformazione grafica che ne altera la superficie senza tradirne l'anima. Applico una retinatura vettoriale a linee curve concentriche, una griglia che non segue la geometria euclidea ma quella organica del corpo, del suono, dell'onda. Le linee si addensano dove l'ombra pesa di più, si diradano dove la luce resiste ancora. In questo modo la modulazione del tono non è affidata al colore ma al ritmo, alla frequenza, alla densità dello spazio tra una linea e l'altra. È una tecnica che affonda le radici nell'incisione calcografica e nella xilografia di tradizione europea, ma qui viene piegata in forma digitale. La texture non è ornamento: è filtro epistemico. Guardare questa immagine richiede tempo, richiede che l'occhio ricostruisca attivamente ciò che la mente vorrebbe schivare. La bicromia bruno-ruggine su bianco non è una scelta estetica neutra. Quel bruno è il colore del sangue quando si ossida, della carta quando invecchia, della distanza quando si sedimenta. Le figure del padre e della bambina emergono in bianco puro, non come speranza, ma come assenza di materia, come ciò che rimane quando tutto è stato tolto. Le linee concentriche che avvolgono la scena assomigliano a un'impronta digitale. Non è casuale. La morte ha un'origine tracciabile: una firma, un ordine, una fornitura d'armi, un voto in parlamento, un silenzio diplomatico. L'impronta è anche quella di chi guarda e sceglie di girare pagina. La domanda WHAT DO YOU SEE?/CHE COSA VEDI?, non introduce l'immagine: la interroga. È rivolta all'osservatore prima ancora che all'opera. Non chiede una risposta descrittiva. Chiede una risposta morale. Le linee vibrano. Sotto quella vibrazione c'è un padre. C'è una bambina. C'è un genocidio.
Gianluca Ceccato