Maria Sky Krymskaya
Bio
Maria Sky (nata in Russia come Maria Krymskaya) è un’artista visiva con una formazione musicale classica come violoncellista. Si è diplomata con lode in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 2024, con una tesi sviluppata sotto la guida di Massimo Bartolini, dopo periodi di studio presso Villa Arson, HEAD – Genève e Hochschule Augsburg
La sua pratica si muove tra scultura, installazione, fotografia e media digitali, con un approccio non antropocentrico che considera natura, materiali e luogo come presenze attive all’interno del lavoro.
Nel 2025 ha partecipato a “TERRÆ AQUÆ. L’Italia e l’intelligenza del mare” al Padiglione Italia della 19. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, a cura di Guendalina Salimei. Nello stesso anno il progetto NERA, dedicato al fiume Nera e alle trasformazioni delle sue condizioni, è stato presentato al CNR di Roma.
Tra le esperienze recenti figurano Domaine de Boisbuchet nell’ambito del Nuovo Grand Tour, WE ARE THE FLOOD con MUSE e Castel Belasi, Eco-Centric AI al Museo Poldi Pezzoli, il Premio Giovanarte e il Premio San Fedele 2026.
Le sue opere sono presenti in collezioni e installazioni permanenti in Italia. Vive e lavora tra Roma e Neuchâtel.
Statement
Nella mia pratica artistica esploro le relazioni tra spazio, natura e presenza umana, considerandoli come materiali viventi e co-creatori.
Il mio lavoro è spesso site-specific e si radica nella non neutralità del luogo: nel suo carattere e nelle tracce che lo attraversano. Memorie, voci e presenze — attuali o passate — contribuiscono attivamente alla creazione dell’opera insieme a me.
La natura non è mai un semplice sfondo o una fonte di ispirazione, è un partner attivo. I processi di crescita, erosione, decadimento e rigenerazione diventano al tempo stesso materia e metafora, rivelando la trasformazione continua della materia e degli ambienti che abitiamo.
Attraverso scultura, installazione, fotografia, media misti e violoncello, lascio che ogni progetto emerga dalle condizioni specifiche del contesto. Utilizzo spesso materiali naturali o reattivi, permettendo a vento, acqua, tempo, materia organica e alle particolarità dello spazio di partecipare al lavoro.
Cerco di liberare gli spazi e i materiali dai loro limiti percepiti, permettendo loro di raccontare altre storie e di creare nuove connessioni con chi li incontra.
Attraverso il mio lavoro invito a una forma di attenzione più lenta: un modo diverso di osservare, di ascoltare ciò che un luogo contiene e di immaginare nuove relazioni tra l’umano e il non umano.