Martina Pizzigoni

Arte Pubblica
Arti Visive
Computer & Digital Art
Fotografia
Martina
Pizzigoni
Città
Bergamo
Nazione di nascita
Italia
Provincia
Bergamo
Età
22
Profilo

Vado alla ricerca di criticità e osservo la realtà che ci circonda, per poi restituirla una volta sottoposta e rielaborata dalla mia soggettività. Per fare ciò, mi avvalgo prima di tutto dello strumento fotografico mediante il quale sono in grado di individuare tematiche di mio interesse nel momento in cui esploro un contesto. Sono molto vicino alla pratica situazionista della deriva: vago senza una meta precisa, con la sola intenzione di esplorare il tessuto cittadino alla ricerca di un apice che catturi la mia attenzione tanto da volerlo immortalare. Protagoniste degli scatti sono dunque strutture di ogni genere naturali e antropiche, che si elevano verso il cielo oppure dettagli dall’apparenza futile e trascurabile, che si inseriscono all’interno delle mie narrative tramite la loro esistenza vissuta. La figura è raramente presente, ma il suo intervento è sempre visibile. 

Dietro a tutto ciò, opera la volontà di capire che cosa influenza l’essere umano e il suo modo di vivere. Quali forze invisibili agiscono e ci fanno desiderare qualcosa, o prendere una determinata decisione. Cosa o chi definisce chi siamo più o meno inconsciamente, in accordo con il concetto di habitus di Bordieu.  Nel corso  delle mie ricerche, sono arrivata  ad imputare parte del merito allo spazio, nello specifico a quello nella quale viviamo, la cui conformazione ci predispone ad un certo tipo di pensiero. Altri fattori possono essere considerati i costrutti della nostra società, sovrastrutture comportamentali e culturali che indirizzano l’individuo, educandolo.  Durante le mie derive accumulo quantità innumerabile di materiale, e lo archivio. Lavoro sia in analogico, che in digitale. La maggior parte delle fotografie giace inutilizzata sino al momento in cui io non trovi un giusto modo per adoperarle, arrangiandole di continuo in serie differenti che usano come correlazione significati estetici o formali, sempre differenti. La seconda pratica mio lavoro riguarda la creazione di lavori installativi.  Per progettarli, mi rifaccio spesso all’immaginario generato dalla mia pratica fotografica. I lavori si concretizzano nella creazione di esperienze per i fruitori che si inseriscono a cavallo tra l’installazione e la performance creando un’opera partecipativa. Il mio fine consiste nella progettazione di strutture, reali o mentali, per cercare di trasporre in termini concreti l’habitat impregnato di dispositivi nel quale l’uomo contemporaneo vive. La mia finalità non è dunque l’installazione fine a sé stessa, ma l’esperienza che viene depositata nella coscienza dell’osservatore.