Martina Pontarolo

Fotografia
Martina
Pontarolo
Città
Padova
Nazione di nascita
Italia
Provincia
Padova
Età
30
Profilo

Martina Pontarolo (1993, Vicenza) è una fotografa freelance.

Laureata in Arti Visive all’Università di Bologna, ha frequentato corsi di fotogiornalismo presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze tenuti dal collettivo Terraproject e Shado Officina Fotografica di Bologna. Ha inoltre preso parte a workshop con Sebastián Liste, Fausto Podavini e Nicola Zolin.

I suoi interessi si focalizzano prevalentemente sui cambiamenti socio-ambientali nella terra in cui è cresciuta, il Veneto dal quale più volte ha tentato di prendere le distanze. I suoi progetti a lungo termine stanno seguendo lo sviluppo del più grande inquinamento in Europa da PFAS, la tempesta Vaia ed infine le Olimpiadi invernali che si svolgeranno a Cortina nel 2026.        

I luoghi cari che l’hanno cullata sin da piccola vengono deturpati e distrutti, i responsabili restano impuniti per la maggior parte delle volte e gli abitanti invece convivono perennemente con la rabbia e l’idea di fuggire. Attraverso la fotografia vuole tentare di recuperare un legame tanto viscerale quanto controverso

 

Martina Pontarolo (1993, Vicenza) is a freelance photographer.

She graduated in Visual Arts at University of Bologna and attended photojournalism courses at Fondazione Studio Marangoni in Florence coordinated by the Terraproject and Shado Officina Fotografica in Bologna. She also took part in workshops held by Sebastián Liste, Fausto Podavini and Nicola Zolin.

Her work focuses mainly on socio-environmental changes in the land where she grew up, the Veneto region from which she has repeatedly attempted to distance herself. Her long-term projects are following the development of the largest PFAS pollution in Europe, the Vaia storm and the 2026 Winter Olympics in Cortina.                              

The cherished places that have cradled her since childhood are defaced and destroyed, the perpetrators go unpunished most of the time, on the other hand the inhabitants live perpetually with anger and the idea of fleeing. Through photography she attempts to reclaim a connection that is as visceral as controversial.