The golden eye

The golden eye

la figura di medusa viene spogliata del suo tradizionale orrore iconografico per essere elevata ad entità di algida bellezza. L'opera gioca su una dicotomia cromatica e sensoriale: mentre il corpo e le chiome serpentiformi sono immersi in una palette monocromatica e marmorea – quasi a presagire il destino di chi la osserva – un unico elemento vitale rompe l'equilibrio. Al centro della composizione, fluttua un occhio dorato. Questo fulcro visivo non è più una parte anatomica, ma l'essenza stessa della maledizione: un organo senziente che "vede" oltre la vista fisica. La cecità della figura, resa attraverso occhi diafani e privi di pupilla, suggerisce una percezione mutata, simile a quella dei rettili che percepiscono il mondo attraverso vibrazioni e calore, distaccandosi dalla visione antropocentrica. L'inquadratura dal basso conferisce al soggetto un'aura monumentale, trasformando Medusa da mostro vittima in una divinità ieratica. Lo sguardo non è più un atto d'ira, ma un'inevitabile legge naturale, isolata dal corpo e resa eterna nella sua sospensione.