Francesca Longhini
La mia ricerca artistica non impone gerarchie di importanza tra i soggetti scelti, ma focalizza l'attenzione sulle modalità di impressione dell'immagine di oggetti o luoghi che non hanno nulla di eclatante, non colpiscono per la loro violenza, non sconvolgono.
Metaforicamente non sono pugni o scossoni, monumenti di cui avere sacro rispetto, nulla di estatico, nell'accezione romantica del termine.
Ma sono parole dal fascino discreto.
Cervi, gondole, città, sedie non presentano differenze di forma o contenuto, non evocano situazioni, ma diventano tramite, scusa, per intraprendere un' analisi su ciò che rimane, sul residuo della percezione.
I soggetti prescelti non avanzano pretese, ma non per questo arricchiscono meno l'osservatore che viene catapultato in una sorta di specchio di Alice, in un viaggio tra il sogno ed il ricordo.
In questo specchio che filtra e rielabora la banalità, ogni soggetto acquisisce elementi ed informazioni nuove, presenta con onestà la sua impronta, la sua pelle, così come ce l'ha lasciata.