Giulia Gallo
La mia ricerca è basata sulla deduzione.
In quanto processo di mappatura, essa è una forma di astrazione della realtà che ambisce a misurare volumi e spazi. L’intento è di realizzare interventi che siano effetto di questo processo e che vedano la convivenza pittorica di materiali diversi per origine, destinazione d’uso e fisicità.
Il soggetto dell’operazione si può trasformare quindi in risposta al contesto nel quale mi trovo ad operare. In particolare su i luoghi avvio un’indagine attraverso le storie e le esperinze di chi li abita.
Il mio lavoro spesso si interroga su come le strutture del mondo vengano recepite attraverso le unità di misura create dall’uomo. Tuttavia queste categorie universali sembrano paradossalmente condizioneare il senso stesso della vita.
Proprio su questa tensione tra naturale e artificiale si strutturano i miei interventi site-specific, che vedono una manualità artigianale mutare in elemento pittorico tridimensionale.
Spesso lavoro in una dimensione collettiva; dal 2010 con Enrico Partengo, conduco parte della mia ricerca in merito a progetti di arte pubblica e partecipata.