Vibrazioni
Vibrazioni
Bassorilievo audio-interattivo, polimaterico elettronico (componenti elettronici, plexiglass, acrilico, gesso, cornice in legno) 85x65 cm
Il circuito elettronico interno genera pattern visivi come funzione del rumore ambientale rilevato da un microfono piezoelettrico interno alla scultura.
La sensibilità (volume?) viene regolata automaticamente attraverso un regolatore automatico di guadagno.
La manopola non regola il segnale audio, serve, curiosamente, per regolare la luminosità ... suono come luce, luce come suono, (teoria ondulatoria della luce?).
Progettato e costruito interamente artigianalmente, a mano, circuiti elettronici compresi (non stampati per fotoincisione ma realizzati attraverso schede millefori).
Interamente in elettronica analogica e logica digitale 'matura' e di facile reperibilità (anche tra molti anni) senza l'uso di microcontroller, microprocessori, memorie di massa o logiche programmabili.
Un barocco elettrotecnologico? Non solo, l'uso di questi componenti assicura un'elevata durata nel tempo e stabilità, la possibilità di restauro (riparazione? scegliete voi il termine migliore) anche tra molti anni.
E' possibile accedere ai delicati elettro-ingranaggi svitando una serie di viti nel retro della cornice.
Un diodo LED può funzionare per 10, 20, 30 anni o forse più.
Altri componenti possono durare molto di più (considerando la scultura costantemente accesa).
Alimentato da un doppio alimentatore esterno da +5V 2A e +12V 1A stabilizzati.
Unico, irripetibile. Il saldatore al pari del pennello, lo stagno come l'olio, il silicio come tessere di un mosaico.
La scultura è esternamente realizzata in gesso dipinto con colori acrilici extrafini.
L'interno è protetto con plexiglass, utilizzato anche per particolari effetti ottici al centro.
Un'antica radio a valvole, nel contempo la roccia, graffiti in una grotta dove il suono pervade l'ambiente.
L'eco stordisce.
Orecchio umano, l'udito.
Le vibrazioni, il suono, la musica ... il clock dei sistemi digitali, il battito cardiaco, il ballo ancestrale della terra attorno al sole (o viceversa?), il ripetersi costante e incessante di battute, il ritmo, la memoria.
Elettroni che ballano in un labirinto di piste mossi dalla dirompente energia del ritmo.
Etnotecnologico... un esterno rude, antico, roccioso con un interno funzionale ed estremamente tecnologico e avanzato, complesso, ma nel contempo artigianale, unico e forse tecnologicamente barocco.
La funzionalità diventa estetica, l'estetica a sua volta diventa simbolo, contenitore di una funzionalità divenuta forma e parte integrante dell'opera.
Il simbolo diventa strumento e la meccanica, la logica diventa espressiva, espressione di qualcosa di umano. Umano ed inumano.
Sensuale ritmo. Macchina vibrante. Onde.
Il suono che modifica lo stato di coscienza, che stordisce, che anima, che emoziona, che alimenta, che ci fa vivere, che ci fa ballare come elettroni attorno ad un nucleo, che ci fa saltare da un livello energetico (di coscienza?) all'altro, esterno o interno, a colpi di fotoni.