Riflesso dell'Anima

Riflesso dell'Anima

Tecnica: Acrilico e Creta su tela 100x70

Riflesso dell’anima

 

Di fronte a te uno specchio.

Vedi te stesso.

Ti vedi e non ti sopporti.

Vorresti non vedere, ma non puoi.

Desideri che le cose siano diverse,

ma non lo saranno mai.

Allora provi sconforto

e questo conduce a dolore

e questo a rabbia,

che alimenta nuovamente il dolore.

Vuoi distruggere l’immagine,

non vuoi più vederla.

Mentre la mano già si muove,

per un istante non comprendi.

Sei tu che stai guardano lo specchio,

o sei l’immagine della sofferenza che vi sta dietro,

in risposta a chi scruta?

In fondo non ha molta importanza,

mentre le nocche infrangono il vetro

e le scheggia insanguinate cadono a terra.

In quell’istante entrambi

cessano di esistere.

Da quell’istante

di fronte e aldilà dello specchio

non c’è più nulla.

E a nessuno importa della storia

di uno specchio rotto:

le suole calpestano i frantumi

e le voci borbottano seccate.

In quei frantumi una domanda muta

ancora attende risposta.

Ma nessuno risponderà mai,

perché nessuno più è per ascoltare.

 

Dalla rottura una nuova origine, un nuovo pensiero un nuovo inizio hanno seguito...la riflessione è comprensione che seppur drammatico è un passaggio obbligato, la presa di coscienza ovvero lo stimolo per rimettersi in gioco...scelte,cambiamenti , trovi il coraggio! Mollare tutto e cambiare vita inseguendo con il cuore il proprio amore ed il proprio sogno...

 

"Le mie mani le posso far perfettamente combaciare eppure il guanto dell’una non calza l’altro".

 

Nell'umana esperienza, non c'è viaggio più impegnativo, e al tempo stesso mistico ed affascinante, di quello introspettivo. Abbandonare il costume di scena pre-ritrovarsi inermi, senza difese nè rifugio, a fare i conti col proprio io. Immergersi nel mare della propria coscienza, lontano dal mondo e dai suoi schemi, senza doverne respirare l'aria, in questa eterea apnea di se stessi. Il paradosso umano di vedersi dall'esterno, per guardarsi dentro. E così, scoprirsi diversi da come si appare, agli altri e a se stessi. Talvolta esattamente all'antitesi , come una sorta di ossimoro dell'ego. Spesso migliori, ma col timore di esserlo. Avvertendo, in un conato di autolesionistica repulsione di sè, la voglia di cancellare quell 'immagine troppo reale per farla nostra. Il desiderio di distruggere quel riflesso dell'anima che sferza duri colpi alla coscienza e alla nostra vanità. La volontà , perfino, di non sopravvivere a noi stessi, lasciando ai posteri l'idea di noi che abbiamo costruito con certosino impegno. Fare la scelta, facile quanto mendace, dell'apparire anzi che dell'essere.

 

                                               Ivan Morandi.