Ferita Cucita

Ferita Cucita

Ferita Cucita nasce come riflessione sulla possibilità di trasformare una frattura in un punto di incontro. L’opera affronta il tema dell’identità non come appartenenza unica e stabile, ma come territorio complesso, attraversato da memoria, perdita, radici e ricostruzione.

La composizione è costruita su una tensione visiva immediata: l’azzurro e il giallo richiamano le origini ucraine dell’artista, mentre il nucleo centrale, attraversato da una cucitura evidente, diventa il luogo simbolico in cui la ferita non viene nascosta, ma resa visibile. La linea rossa che attraversa l’opera non rappresenta una chiusura definitiva: è una soglia, una lacerazione, ma anche il punto da cui può iniziare un processo di ricomposizione.

La cucitura è l’elemento centrale del progetto. Non ha una funzione decorativa, ma concettuale. Evoca il gesto della cura, il tentativo di tenere insieme ciò che è stato separato, la volontà di non cancellare il trauma ma di integrarlo in una nuova forma di identità. In questo senso, la ferita non scompare: resta presente, riconoscibile, trasformata in struttura.

L’opera mette in dialogo due dimensioni biografiche e simboliche: da una parte l’Ucraina, con il richiamo alla terra, al grano, alle radici e alla memoria dell’origine; dall’altra l’Italia, intesa come luogo di crescita, accoglienza e ricostruzione. Tuttavia Ferita Cucita non si limita al racconto personale dell’artista. Il lavoro apre una riflessione più ampia sulla condizione di chi vive una separazione, uno sradicamento o una trasformazione profonda, e cerca di ricostruire un senso senza negare ciò che è stato.

La materia ha un ruolo essenziale. La superficie non è liscia né neutra, ma stratificata, irregolare, fisica. Paglia, grano, stoffe grezze, corde, metallo, gesso e acrilico costruiscono un corpo pittorico che conserva tracce, resistenze e tensioni. Ogni materiale porta con sé una memoria: il grano rimanda alla terra e all’infanzia; le stoffe grezze evocano protezione, fragilità e riparazione; le corde e le cuciture suggeriscono legame, contenimento e ricomposizione; il metallo introduce una presenza più dura, quasi ferita, che contrasta con la vitalità del colore.

La lavorazione procede per stratificazioni e interventi materici successivi. L’opera viene costruita attraverso sovrapposizioni di gesso e acrilico, inserimenti di materiali reali, cuciture visibili e applicazioni che trasformano la tela in un oggetto tattile. Il quadro non vuole soltanto essere osservato: chiede di essere percepito come superficie viva, come campo di tensione tra ciò che si rompe e ciò che prova a resistere.

Dal punto di vista formale, il contrasto tra blu e giallo crea una forza immediata, quasi identitaria, mentre il rosso centrale interrompe l’equilibrio cromatico e concentra lo sguardo sulla ferita. Gli elementi dorati e naturali non agiscono come abbellimento, ma come tracce di valore dentro la frattura. La materia diventa testimonianza: ciò che è fragile, consumato o imperfetto non viene eliminato, ma accolto come parte necessaria dell’opera.

Ferita Cucita è quindi un lavoro sul trauma, ma non sulla resa. È un’opera sulla memoria, ma non sulla nostalgia. È una riflessione sulla ferita come luogo di passaggio: qualcosa che può continuare a far male, ma che può anche diventare segno, legame, presenza e possibilità di rinascita.

Tecnica e lavorazione

Tecnica mista su tela.
Materiali: acrilico, gesso, paglia, grano, stoffe grezze, corde, metallo e inserti materici.
Lavorazione: stratificazione pittorica, assemblaggio di materiali reali, cuciture visibili, interventi a rilievo e costruzione polimaterica della superficie.
Formato: 70 × 60 cm.
Anno: 2025.