Ragni Caduchi, Corposi Capelli Rossi, Affilati Rasoi.

Ragni Caduchi, Corposi Capelli Rossi, Affilati Rasoi.

RAGNI CADUCHI, CORPOSI CAPELLI ROSSI, AFFILATI RASOI.

 

Il mio cuore è il ragno appeso,

al suo filo di ragnatela

ciondola e si dimena.

E non mi sdraio mai di lato,

per paura che si spezzi.

Sospeso in questo baratro lo sento cigolare.

 

Contro le mie costole non voglio lasciarlo andare,

per paura che mi lasci sola,

mai lo farei fuggire.

E non mi fermo ad ascoltare,

per paura che stia in silenzio.

Immerso in questo buio lo lascio ricamare.

 

Ad ogni mio respiro lo immagino annaspare,

soffocato dalla mia aria,

mai gli darà tregua.

E non mi lascio intimorire dal suo agitarsi lento;

zoppo e caduco

lo immagino anche cieco.

 

Del mio volto copro gli occhi,

rossi li lascio cadere annodati.

E non mi sdraio mai di lato,

per paura di morire;

Gettati alla rinfusa,

li sento scivolare.

 

Vedo a macchie il mondo esterno,

nel cercare,

per paura di non essere trovata.

E non mi fermo ad ascoltare,

per paura di ciò che non potrò sentire.

 

Lucidi e corposi

li immagino anche mossi.

E da due o tre tagli ancora,

cerco di farlo fuggire.

Ma di tele e spifferi

è fatto il mio cuore.

 

Poesia vincitrice del terzo premio al concorso nazionale "Fulvio Nuvolone" dell'edizione IV, anno 2009.