DacArtworks Davide Cassese

DacArtworks Davide Cassese

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Nato a: Napoli

Vive a: Napoli - Napoli

Età: 29

Sito internet: https://it-it.facebook.com/pages/DacArtworks/338700219539370

Biografia

Competenze professionali: disegno, disegno dell'architettura e del paesaggio, fotografia, pittura, progettazione architettonica, progettazione partecipata, design, ecodesign, scenografia, installazione, performance artistica.

Davide Cassese (DacArtworks), disegnatore, laureato in architettura con 110 L e dignità di pubblicazione, da diversi anni si occupa di una ricerca sull’immagine ambientale e architettonica dei centri storici e dei borghi antichi italiani, in particolare del sud Italia, con il linguaggio che gli è proprio della rappresentazione dell'architettura e del paesaggio.

Biografia completa
La sua ricerca ha l’intenzione di cogliere lo spirito, di conservare e reinterpretare la memoria del Paesaggio, inteso come stratificazione complessa di segni antropici e naturali, e di indagare come l’ambiente viene percepito dai suoi fruitori (abitanti e non). 

Da dicembre 2012 sta approfondendo quest’ultimo aspetto della ricerca passando ad eseguire disegni senza l’ausilio del senso della vista (ad occhi chiusi), solo mediante la percezione tattile del supporto cartaceo e cercando di rappresentare l’immagine mentale del luogo. Il fine dichiarato è duplice: eliminando il condizionamento sulla mano esercitato dal senso della vista vuole ricercare un segno grafico più espressivo e liberatorio e, indagare quali elementi formali e quali segni del paesaggio s’imprimono nella memoria dell’osservatore e in che modo questa viene espressa graficamente. 

L’artista ha elaborato un suo personale metodo per indagare il tema. Come prima cosa ha esplorato l’immagine mentale che aveva di luoghi familiari in cui ha vissuto, cercando di ricordarne dei dettagli che aveva impressi nella memoria. Ed è qui che emerge la sensibilità personale: ognuno vede quel che vuol vedere. Successivamente è passato alla fase grafica eseguendo prima dei disegni “a memoria”, cioè ad occhi aperti ma senza nessun riferimento fotografico, né stando sul posto, solo “ricordando” il luogo e solo dopo ha fatto dello stesso scorcio diversi disegni mnemonici ad occhi chiusi. Qui ha pensato che l’esperienza del disegno ad occhi chiusi azzera ogni cognizione tecnica e livella qualsiasi mano, la quale libera dal controllo della regola, compone un groviglio di segni sovrapposti estremamente espressivi per chi li ha prodotti. L’ultima fase è quella del confronto dei disegni con la “realtà”, riflessione che l’artista ha intrapreso andando sul posto per cercare lo stesso punto di vista per fotografare lo scorcio disegnato.

La tecnica di rappresentazione utilizzata per tutti i lavori esposti è a inchiostro per la base e a matita morbida (6B e 8B) e carboncino per il chiaroscuro, su carta acquerello. Nei disegni ad occhi chiusi solo per la base a inchiostro è stata sperimentata la tecnica mnemonica e tattile ad occhi chiusi. Il chiaroscuro a matita e carboncino è eseguito in modo tradizionale ad occhi aperti, il ché ha permesso di non perdere l’efficacia dell’esperimento ed allo stesso tempo rendere il disegno più comunicativo e leggibile. 

Da luglio 2013 ha esteso questa ricerca alla partecipazione collettiva organizzando e guidando dei laboratori e passeggiate di "disegno ad occhi chiusi" al fine di indagare i diversi modi in cui i fruitori dell'ambiente urbano (abitanti e non) esprimono graficamente le proprie immagini mentali. 

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TEMI DELLE PRIME OPERE

Borghi antichi, città orientali, scorci immaginati, paesaggi visionari. Volti deformati, teste senza volto. Luoghi fisici ricordati o vagheggiati e luoghi della mente. Un percorso ideale tra mondo materiale e dimensione interiore che ha come veicolo l’espressione artistica. Così che la fuga prospettica di “Beat” rappresenta una tentata fuga da realtà che opprimono, con “I Mostri” della solitudine in corpo, e nella mente e nei polmoni il ricordo dei fumi tossici di roghi in un paesaggio meridionale, che s’innalzano ritti, per poi spargersi in un cielo di occhi che non vedono.
Fuga che trova nella fragilità di un vecchio borgo un approdo temporaneo, un complice di un’evasione che t’accoglie, e che racconta, con le sue mura vocianti, di radici, di vite semplici in equilibrio con la terra. Ed allora che lo spirito, gonfio della solidarietà incontrata, s’accorge quanto di esso è negli altri e, scopre che anche luoghi remoti, città distanti, possono comunicare la stessa essenza. Poi a un certo punto del percorso si rallenta e tra le erbe alte si contempla la distanza da quei fumi del passato.

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Nato a Napoli nel dicembre 1988, Davide Cassese si avvicina prestissimo all'architettura, ricordando le suggestioni esercitate su di lui dalle fabbriche monumentali in degrado presenti nel posto in cui cresce (Porta Capuana) come l'origine della sua passione che lo condurrà a compiere gli studi di architettura all'università. 
Si dedica fin da adolescente, all'altra sua grande passione, trasmessagli dal nonno pittore: il disegno. 
Dall'iniziale approfondimento meticoloso della rappresentazione dell'architettura e del paesaggio, passa ad una sperimentazione di tecniche più complesse e miste, all'uso del colore e alla cura artigianale delle opere, fino a ricercare temi più espressivi o di sintesi del suo impegno politico e artistico.