Giulio Alvigini

Giulio Alvigini

  • ARTI VISIVE
  • INSTALLAZIONI
  • PITTURA
  • SCULTURA

Nato a: Tortona

Vive a: Torino - Torino

Età: 22

Sito internet: http://www.giulioalvigini.com

Curriculum Vitae

Biografia

Giulio Alvigini (Tortona 1995)

 

Mostre Personali

2017

CURARE, Viatonale16, Torino, Italia;

Giulio Alvigini - No more!, Aboutness contemporary art / Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova, Italia; 

 

Mostre collettive

2016
Era pacifica pare, Careof, Fabbrica del Vapore, Milano, Italia; 

Chunk2, Team Caef, Brescia, Italia;
ARTEFATTO_IT’S me, Poli di Aggregazione Giovanile, Trieste, Italia; Pataphysique, Galleria Moitre, Torino, Italia; 

2015
Quando la tecnologia diventa arte, Spazio46, Genova, Italia; 

TIME, Paratissima 11, Torino, Italia; 

2014
WATTEAU WOW une fète galante, Aboutness contemporary art, Genova, Italia; 

 

Performance 

2015
How to explain pictures to a lullaby, Da Kirchner a Nolde, Palazzo Ducale, Genova, Italia; 

W(h)ooin u, Adults don’t exist – Cristina Gardumi, Sala Dogana, Palazzo Ducale, Genova, Italia. 

 

Il mio personale discorso artistico è improntato a sovvertire e a manipolare i precetti visivi che governano la realtà quotidiana attraverso la messa in scena di operazioni performative e la creazione di dispositivi visivi che inneschino una percezione ironica e destabilizzante delle logiche e delle stereotipie della società contemporanea.

Problematiche come la minaccia dell’autoreferenzialità della propria opera, il rischio/strategia dell’epigonismo e le dinamiche della post-verità sono alcune delle tematiche sviluppate in continuo scambio e confronto con l’ambiente circostante e il luogo dell’intervento.

Biografia completa

Il lavoro, che sia oggetto, installazione o performance, è pensato per essere mediato innanzitutto come immagine/mezzo autosufficiente alla comprensione del discorso. E’ l’impatto dell’impressionante, l’alienazione del contemporaneo e lo stravolgimento del quotidiano a spingermi a costruire in primo luogo icone, dove la spazialità dell’opera diventa quindi palcoscenico delle isterie personali e collettive allestite seguendo un canovaccio che oscilla fra il tragico e il comico, sovente con derive spettacolari. La narrazione unica e la visione inequivocabile vengono meno, a favore di più ipotesi di lettura favorite da un ricercato cortocircuito visivo tra immagine e contenuto.

L’autoritratto e la rappresentazione di un’io feticcio, trovano frequentemente impiego - in queste visioni - come simulacri e metafore di una condizione individuale con un obbiettivo di esplorazione e espiazione delle mitologie collettive, catalizzando così un’esperienza relazionale più intima e straniante con lo spettatore.