Annamaria Ajmone

TORNATA
danza
BARCELLONA - Spain
03/04/2017 - 16/04/2017

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Il Progetto

Il lavoro di produzione di Mash prevede una serie di momenti di residenza creativa che porteranno al debutto. La residenza a Barcellona, negli spazi del Graner, momento di lavoro centrale per la produzione di Mash, è all’interno di Sharing&Moving/International Residencies, progetto a cura di Mosaicodanza/Interplay, Torino. MASH è una riflessione sui processi di contaminazione culturali e individuali. Contaminazioni volontarie ma anche inconsapevoli, attraverso le quali i confini individuali vengono impercettibilmente e incessantemente, spostati, deformati, mischiati.

ENTE OSPITANTE

Graner_CENTRE DE CREACIÓ DEL COS I EL MOVIMENT è il Centro per la creazione e lo studio del corpo e dei linguaggi del movimento di Barcellona. Si inserisce nell’ambito dell’Art Factories program del Barcelona City Council ed è diretto dal Mercat de les Flors, in collaborazione con APDC (Catalonia’s Dance Professionals Association) e ACPDC (Catalonia’s Professional Dance Companies Association.

L'intervista

di Jasmine Mottola

Come si svolgerà il lavoro per la produzione di “Mash”?

Il lavoro si svolgerà in tre diversi centri di residenza: Barcellona, Francia e Italia. Durante questa fase, insieme a Marcela Santander Corvalàn, coreografa cilena stabilitasi a Parigi, avremo a disposizione degli spazi di danza per elaborare e realizzare lo spettacolo.

Come si incrociano i processi di contaminazione culturali e individuali con la danza?

Noi partiamo dal presupposto che la contaminazione sia già presente nel mondo attuale. Tutto il lavoro si basa su come poniamo lo sguardo sull’altro e viceversa. Conoscendosi e lavorando insieme su vari livelli, avviene un passaggio di informazioni che permette di entrare in contatto in modo spontaneo. In questo modo le due entità si mescolano. Nell’ambito musicale il termine mesh-up indica una composizione realizzata miscelando tra loro due o più brani attraverso l’appropriazione e la manipolazione degli elementi. MASH applica, in parte, lo stesso processo nel territorio coreografico. Il cabaret di inizio ’900, le prime performance shock rock anni ’60, i format televisivi e gli insospettabili tutorial di danza ante litteram dei primi anni ’90 – riferimenti di provenienza geografica e di genere diversi – costituiscono il mondo da cui abbiamo attinto per realizzare un archivio visivo e concettuale comune, dove tutto è stato mescolato. La scena che abitiamo, in costante mutazione, diventa così un luogo dico esistenza che ci appartiene e al contempo ci disorienta, costringendoci ad acclimatarsi senza sosta. Nasce così un’interforma, composta da una commistione di linguaggi dei quali ciascuna è portatrice, linguaggi che non hanno bisogno diafferarsi, ma, al contrario, nel non imporsi creano i presupposti per accogliere e tradurre l’altro, unica possibilità per generare un incontro vero.

Quali sono le tue aspettative per il debutto finale?

Spero che il lavoro prenda forma in modo da soddisfarci e che travolga le nostre ideeiniziali trasformandosi in qualcosa di inaspettato anche per noi. Spero anche di poter avere una buona circuitazione così da far crescere lo spettacolo attraverso le repliche.