Cometa Circus

PARTITA
circo
Mazunte - Mexico
04/03/2019 - 20/05/2020

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Il Progetto

IL PROGETTO

Il progetto consiste in una seconda fase di creazione dello spettacolo di circo contemporaneo della compagnia “Cometa Circus” e in una tournée in America Latina. Ci presenteremo in Messico nel mese di marzo presso il “Festival di circo di Oaxaca e Mazunte” e nella Karpa de circo Demente, per poi continuare in Perú nel mese di maggio, dove organizzeremo un evento in maniera autonoma e collaboreremo con il progetto sociale dell'ONG "Vida sana y sustentable". L’obiettivo durante il viaggio sarà anche quello di entrare in contatto con altri centri culturali e realtà artistiche a cui proporre lo spettacolo la cui creazione è stata finora autoprodotta e autofinanziata.

L'intervista

Come è nato il progetto?

Il progetto "Cometa Circus" nasce grazie alla collaborazione col mio compagno Cristian Trelles, dal desiderio di unire i nostri immaginari artistici. Per tre anni abbiamo viaggiato e lavorato insieme, partecipando a spettacoli di altre compagnie, dando lezioni, e presentando i nostri numeri sotto la direzione artistica di terzi. Così abbiamo deciso di fondare una compagnia di circo tutta nostra. Era giunto il momento di spiccare il volo, mettendo in scena le nostre idee condividendo il palcoscenico. In questo modo abbiamo avuto la possibilità di avere una certa autonomia lavorativa. 

Abbiamo entrambi un forte legame con l'America Latina: Cristian è peruviano, io negli ultimi 5 anni ho trascorso lunghi periodi tra Messico, Cile, Brasile, Colombia e Perú. Inoltre ho origine brasiliane da parte di mamma, pur essendo nata e cresciuta in Italia. Per questo volevamo presentare il nostro spettacolo proprio in America Latina: l'invito del "Festival de circo de Mazunte" è stata l'occasione perfetta per attraversare ancora una volta l'oceano e presentare la nostra ultima creazione. In questo modo si possono anche conoscere nuove realtà artistiche, perfette per trarre ispirazione o con cui poter collaborare. Da tempo volevamo condividere la nostra arte nella città d’origine di Cristian. Una forma di ringraziamento, e un’occasione per creare dei vincoli artistici con il Paese. E visto che eravamo nello stesso continente, abbiamo colto l’occasione.

Una descrizione approfondita del progetto? 

La creazione del nostro primo spettacolo "Cometa" è stato un percorso di scoperta di noi stessi, divertente e difficile, ma che ha dato ottimi risultati. È stato totalmente autofinanziato e autoprodotto. Abbiamo presentato diversi work in progress la scorsa estate, a cui è seguita una seconda fase di creazione a fine anno. Siamo poi arrivati all’attuale versione dello spettacolo, con il materiale giusto per promuoverlo. Così non restava altro che diffonderlo ed entrare in contatto con i festival del circo e altri eventi culturali in cui presentarlo. Conoscevo la bellissima realtà del "Festival de circo de Mazunte" dal 2014, quando avevo viaggiato per la prima volta in Messico. Cosi una volta terminata la creazione ho pensato di contattare gli artisti, nonché grandi amici, della compagnia "Mermejita circus". Sono loro gli organizzatori dell'evento e sono stati felicissimi di invitarci a presentare il nostro nuovo spettacolo nell’edizione successiva del festival. 

Ci racconti la vostra esperienza in America Latina? Iniziamo dal Messico.

Siamo arrivati nella città di Oaxaca il 4 marzo, dove si svolgeva la prima parte del festival in collaborazione con lo spazio culturale "Tierra indipendente". Un luogo meraviglioso, che si propone come piattaforma di sviluppo umano attraverso le arti dello spettacolo. Offre un'amplia proposta di corsi, presentazioni e residenze artistiche di creazione e scambio locale e internazionale. Si rivolge a un pubblico di tutte le età, ad artisti in formazione e professionisti, ed è aperto a tutti i progetti interessati a mantenere un legame con l'arte. Durante la settimana, oltre a visitare la città e i suoi tanti luoghi culturali, abbiamo assistito a vari spettacoli di diverse compagnie internazionali ospiti del festival. Nella serata del 7 marzo abbiamo presentato il nostro spettacolo, e il pubblico ha risposto in maniera molto positiva. Due giorni dopo abbiamo viaggiato insieme agli altri artisti per recarci a Mazunte, piccolo paese sul mare a 7 ore da Oaxaca, dove si sarebbe svolta la seconda parte del festival. Il programma della settimana era intenso: il festival proponeva molti workshop di diverse discipline di circo, tra cui il mio di ruota cyr. Ogni sera venivano presentati uno o due spettacoli nella piazza del paese: il festival infatti è di carattere sociale ed ha come obiettivo quello di diffondere progetti culturali ed artistici rendendoli liberamente accessibili alla comunità locale e a chiunque voglia parteciparvi. Anche lì abbiamo presentato "Cometa", il pubblico è stato numeroso ed abbiamo ricevuto moltissimi complimenti per il nostro lavoro. L'atmosfera del festival è stata molto piacevole. Il luogo era stupendo, con spiagge meravigliose e una natura tropicale e rigogliosa. E poi si è venuto a creare un bellissimo ambiente di collaborazione e amicizia tra gli artisti e i collaboratori del festival. Abbiamo trascorso tanti momenti insieme, condividendo idee e progetti artistici, scambiandoci informazioni, discutendo e confrontando i modi di vivere il circo in diversi paesi. Il programma del festival si estendeva anche in luoghi più lontani, così anche noi abbiamo aderito all'iniziativa di portare il circo in alcune piccole comunità della regione. Insieme ad altri artisti abbiamo presentato uno spettacolo nella comunità di Pochutla, dove i bambini di una scuola elementare ci hanno accolto con stupore e felicità.

Lasciare Mazunte è sempre difficile, ma dopo due settimane abbiamo deciso di partire per conoscere altri luoghi del Messico. Durante il festival una ragazza ci ha invitato a visitare la città di Guadalajara, dove lei stava studiando in una formazione circense. Incuriositi abbiamo colto l'invito, approfittando del fatto che conoscevo anche altri artisti in quella città. Vedere Guadalajara è stata un'esperienza stupenda, siamo rimasti sorpresi dalla quantità di eventi culturali e spazi da circo. Abbiamo visitato la scuola del "Circo Dragon", dove si allena la storica compagnia circense. Poi lo spazio culturale "Periplo", dove si tengono corsi di varie discipline di circo, e anche lo spazio "Volare", dove si allenano gli artisti della compagnia "Circo Alebrije". Abbiamo avuto la fortuna di poter assistere allo spettacolo della compagnia locale “Cabaret Capricho", uno dei primi collettivi di circo nati in città. Non è mancata l'opportunità di incontrare altri artisti locali, che ci hanno informati di come recentemente si fossero organizzati in un’associazione chiamata "Tierra de circo", che si occupa di diffondere e professionalizzare le arti circensi e di creare collaborazioni con varie discipline e organizzazioni artistiche. 

Dopo questa bellissima settimana a Guadalajara siamo arrivati nella capitale, dove ha sede la famosa scuola "Cirko Demente". Sapendo del nostro arrivo ci hanno invitati a partecipare a una rassegna di spettacoli organizzata nel loro tendone (Circo Ilistrado), dove il 30 marzo abbiamo presentato il nostro spettacolo. 

Anche a Città del Messico non abbiamo perso l'occasione di frequentare altri artisti di circo, e abbiamo visitato un luogo molto speciale: la Plaza de Coyoacan. Si tratta di un quartiere frequentato da turisti e gente del posto, con moltissime attrazioni. Ci sono mercati artigianali, ristoranti tipici, musei, e una bellissima piazza con un anfiteatro per gli artisti. Li abbiamo conosciuti e ci hanno proposto di presentare il nostro spettacolo. Non abbiamo potuto dire di no: è stato bellissimo condividere la piazza con questi grandiosi artisti. E il pubblico di Coyoacan è stato entusiasta della nostra proposta artistica, originale e differente rispetto agli spettacoli a cui sono abituati ad assistere.  Possiamo dire che in Messico abbiamo trovato na realtà artistica giovane e in forte crescita. La città di Oaxaca, la prima in cui siamo arrivati, è famosa per il suo grande bagaglio culturale e artistico e per le sue numerose tradizioni. Abbiamo potuto visitare diverse esposizioni d'arte: quella del pittore Ruben Ocio, che ritraeva proprio la tematica del circo, ci ha toccato particolarmente. Abbiamo avuto anche il privilegio di incontrarlo durante l'inaugurazione e di discutere delle sue opere. 

E dopo il Messico dove siete andati?

Abbiamo voluto conoscere la realtà culturale di Cuba. Lo scorso anno abbiamo lavorato con degli artisti cubani che ci hanno parlato molto della loro isola, cosi è nata una grande curiosità. C’è da dire che nel mondo del circo i cubani hanno un’alta reputazione, infatti molte scuole di circo nel mondo hanno tra le loro fila professori di origine cubana. La più importante realtà circense cubana è quella di “Circuba”, il Circo Nazionale di Cuba. È un’istituzione, si occupa della formazione di artisti di circo, di manifestazioni, eventi culturali e spettacoli circensi in tutto il Paese. Da alcuni anni organizza anche tournée all’estero. La loro sede si trova nella periferia de l’Havana, la capitale, presso la struttura de la “Carpa Trompoloco”. Ci hanno spiegato come ogni anno Circuba si impegni nell’organizzazione di un festival internazionale, nel quale si presentano artisti provenienti da tutto il mondo, e ci hanno invitati ad iscriverci per partecipare alla prossima edizione dell’evento. Il festival di Circuba, a differenza dei festival a cui abbiamo l’abitudine di partecipare, è concepito come un concorso, dove gli artisti si esibiscono davanti al pubblico e a una giuria che sceglie i vincitori. Visitando la scuola abbiamo capito come la realtà del circo a Cuba resti di stampo chiaramente classico, ma di alto livello tecnico. Uscendo da l’Havana abbiamo visitato altre città e i rispettivi centri culturali, scoprendo che i luoghi più famosi sono quelli dove si balla la salsa. In ogni città si trova infatti una “Casa de la musica”, dove ogni sera vengono presentati concerti dal vivo. Abbiamo approfittato per partecipare a dei corsi, visto che nel nostro spettacolo c’è un numero comico di salsa acrobatica da sviluppare tecnicamente. Abbiamo trascorso due settimane nell’isola, cercando di avvicinarci il più possibile alle realtà della gente locale. L’impressione che abbiamo avuto è che la maggior parte dei luoghi sono molto commerciali, infatti il turismo è la principale fonte d’entrata per l’economia locale. Purtroppo risulta difficile avvicinarsi alla vita delle persone comuni: pur parlando lo spagnolo vieni trattato da turista, e si avvicinano solo per venderti qualcosa. Siamo comunque riusciti a farci degli amici, che ci hanno spiegato come sia difficile la vita a Cuba in questo momento. Essendo l’economia cubana fortemente regolata e controllata dallo stato, il reddito medio è bassissimo ed è quasi impossibile per i cubani migliorare la propria situazione economica. É enorme il contrasto: da una parte la condizione di povertà dei cubani, dall’altra le grandi imprese commerciali e la ricchezza degli hotel. Ci sono addirittura due diverse monete: una per i turisti e l’atra per i cubani, la prima vale 25 volte la seconda. Viaggiando nell’isola abbiamo avuto modo di conoscere molte città e luoghi naturali stupendi. Siamo stati a l’Havana, Santa Clara, Cienfuegos, Playa Larga, ma la città che più ci ha colpito è stata Trinidad, splendida cittadina coloniale molto viva a livello culturale. Durante il giorno c’erano molti musei ed esposizioni di opere d’artigianato, e di sera molti bar e centri culturali con musica dal vivo. Cuba è un’isola dei Caraibi ed è famosa per le sue spiagge incantevoli dall’acqua cristallina, tuttavia a malincuore abbiamo riscontrato come gli stessi cubani molto spesso lascino le spiagge molto sporche senza attenzione per i rifiuti. Parlando con alcuni di loro abbiamo avuto l’impressione che manchi totalmente un’educazione ambientale, forse abituati a vivere “in paradiso” non si rendono conto dell’importanza di salvaguardare l’ambiente. Un aspetto molto positivo invece è quello della sicurezza: si può camminare per strada a qualsiasi ora senza paura di essere assaltati o derubati, a differenza di tutti gli altri paesi in America Latina. Anche per questo i cubani sono felici: vivono con poco ma si sentono sicuri.

In generale posso dire che a Cuba abbiamo trovato una realtà diversa da quella del Sud America. Pur essendoci tanti aspetti in comune, come la lingua e la musica, essere a Cuba significa tornare in dietro nel tempo. La tecnologia è arretrata, internet funziona male e per questo le persone non hanno un confronto con il resto del mondo se non con i turisti.

E in Perù invece com’è andata?

A maggio siamo stati ospiti per qualche giorno a Lima presso il centro culturale "Sonrisa de elefante". È uno spazio che si propone di incentivare la diffusione della cultura nella città offrendo corsi, spettacoli e residenze artistiche. È gestito da una cara amica e grande artista Fiorella Quiñones, con cui avevo lavorato un paio d'anni prima nello spettacolo della compagnia peruviana di circo "La Tarumba".  

Da Lima ci siamo spostati al nord per arrivare a Piura, dove Cristian è nato e cresciuto prima di trasferirsi nella capitale per intraprendere la sua formazione professionale. Prima di partire avevamo contattato lo spazio culturale "Espace Libertè", avremmo voluto presentare il nostro spettacolo ma non è stato possibile trovare un accordo. Questo imprevisto non ci ha fatto rinunciare all'idea di presentare "Cometa" a Piura. Ci siamo dati da fare per trovare uno spazio adatto e per produrre lo spettacolo in maniera autonoma. Attraverso amici e conoscenti siamo riusciti a trovare un locale perfetto e lo abbiamo affittato. Lo spettacolo era previsto per il 13 maggio. Ci siamo rimboccati le maniche per produrre l'evento in sole due settimane: abbiamo allestito lo spazio, pubblicizzato l'evento alla radio e sul giornale, stampato locandine e venduto i biglietti tramite social e consegne a domicilio. E finalmente il giorno dello spettacolo abbiamo avuto più di 100 persone nel pubblico, tra i quali certamente tanti amici e familiari di Cristian. Presentare lo spettacolo a Piura ci ha dato più lavoro del solito ma è stata una grande soddisfazione. Consapevoli delle poche opportunità culturali che solitamente la città offre ai propri abitanti, in particolare a livello di spettacoli e soprattutto di circo contemporaneo. 

Successivamente si è palesata un'altra bella opportunità grazie all'insegnante di yoga Karen Espinoza, amica dell'infanzia di Cristian. È stata lei a coinvolgerci nel progetto della ONG "Vida sana y sustentable", di cui lei stessa fa parte. Operano presso la scuola di Rio Seco, una piccola comunità fuori città. Il loro obiettivo è quello di creare nei bambini una coscienza di rispetto delle persone, della comunità e della natura, per rinforzare la propria identità e evidenziare l'importanza della cura dell'ambiente per il proprio sviluppo nella società. Insieme a Karen e altri membri dell'associazione ci siamo recati presso la scuola e abbiamo presentato ai bambini il nostro spettacolo, regalandogli un grande momento di gioia e stupore. Per noi è sempre importante e molto gratificante poter dedicare la nostra arte a progetti di volontariato: crediamo che l'arte e la cultura siano un diritto fondamentale di ogni essere umano, e per questo per noi è così importante raggiungere anche quelle persone che vivono in zone più periferiche dove sono rare le manifestazioni artistiche.

Il Resoconto

Sei riuscita a raggiungere i tuoi obiettivi?

Direi proprio di sì. Ho approfondito le iniziative che già conoscevo, e ne ho scoperte di nuove. Sicuramente è stato arricchente l'incontro con altri artisti. È incredibile l'ispirazione nata da questi confronti. Abbiamo discusso degli spettacoli, dei progetti artistici esistenti, e dei sogni nel cassetto che ogni artista custodisce.

Quali sono stati i momenti più significativi di questa esperienza? Le maggiori difficoltà e le più grandi soddisfazioni?

I momenti più significativi sono stati senz'altro quelli in cui abbiamo portato lo spettacolo ai bambini di Pochutla in Messico e di Rio Seco in Perú. Erano luoghi fuori città dove le proposte culturali sono quasi inesistenti. Ed è indescrivibile l'entusiasmo con cui i bambini ci hanno accolto, come fossero davanti a qualcosa di straordinario. Uscendo di lì avevamo la consapevolezza di aver cambiato qualcosa nelle loro vite, e che avrebbero conservato per sempre il ricordo di quella giornata. Per loro siamo la prova che un'alternativa è possibile, che attraverso il tempo e il sudore è possibile raggiungere i propri sogni. È in questo tipo di esperienze che riscopro il senso di dedicare la mia vita all'arte, sai di aver regalato a qualcuno un ricordo indelebile. Hai acceso una piccola luce, una scintilla che cambia e muove qualcosa all'interno delle persone che hanno la sensibilità di coglierne il valore. 

Le difficoltà invece non sono state molte. Durante il viaggio è andato tutto liscio, anche se non avevamo programmato giorno per giorno. Sono sorti nuovi programmi in base alle nuove conoscenze e alla scoperta di attività interessanti. Forse il periodo più difficile è stato quello della produzione dello spettacolo a Piura, abbiamo fatto grandi sforzi per organizzare l'evento. Le due settimane di preparazione sono state intensissime, ma come detto ne è valsa la pena. Devo dire che è stata un'esperienza molto formativa, ho capito quanto lavoro ci sia dietro la presentazione di un evento.

Rifaresti questa esperienza?

Sicuramente. Viaggiare è sempre un prezioso momento di scoperta di sé stessi, oltre che di nuovi luoghi e persone. Un’esperienza arricchente dal punto di vista professionale ma soprattutto umano.

Cos'è per te il circo e quali sono le sue potenzialità? Come ti sei avvicinata a questa disciplina?

Mi sono avvicinata al circo all'età di 15 anni: frequentavo un corso di teatro fisico al liceo, dove insegnavano alcuni esercizi di giocoleria. Fin da subito mi sono appassionata a questa disciplina. Ho sempre avuto un forte interesse per le diverse forme dell’arte, soprattutto quelle sceniche e plastiche. Mi è sempre piaciuto vedere spettacoli, mostre, musei, e partecipare a manifestazioni artistiche.  Per questa ragione dopo il liceo ho deciso di seguire la mia vena artistica e intraprendendo una formazione professionale nel circo contemporaneo. Ho sempre creduto nell'importanza dell'arte come strumento per sviluppare la creatività e la fantasia, aspetti che reputo fondamentali per la vita di ogni essere umano. Quando ho cominciato la formazione sapevo ben poco del mondo circense, ma presto ho scoperto che si trattava di un'arte molto completa che porta con sé molti valori. Per imparare una disciplina circense si lavora innanzitutto sulla fisicità del corpo: forza, elasticità, coordinazione, equilibrio e fluidità del movimento. Ogni disciplina ha delle caratteristiche tecniche ben precise, e lo stesso vale per gli attrezzi. A queste si aggiungono la componente artistica e quella teatrale. La ricerca personale del tipo di movimento, il personaggio, quali esercizi svolgere e come combinarli tra loro. Ma soprattutto cosa voler esprimere attraverso di essi. C'è molto lavoro anche nell'aspetto psicologico dell'apprendimento, ci si confronta con i propri limiti, paure e frustrazioni. Per avanzare si deve credere fortemente nelle proprie capacità, con dedizione, pazienza, costanza e tanta tanta motivazione. 

In definitiva l'arte del circo porta con sé molte potenzialità, per questo spesso viene impiegata nei progetti sociali che riguardano i bambini o persone in contesti di difficoltà. È una disciplina non competitiva, che lavora anche su aspetti di gruppo: condivisione, aiuto reciproco, comunicazione, il rispetto del proprio corpo e degli altri. Mi piace definire l'arte circense come un potente strumento di trasformazione sociale. Porta le persone a mettersi in gioco in maniera creativa, a interagire con gli altri per raggiungere mete comuni. Conosci limiti e potenzialità del tuo corpo, e impari il rispetto e l'aiuto reciproco.

É per tutte queste ragioni che amo vivere nel mondo del circo in mezzo ad altri artisti. C'è qualcosa che accomuna tutti quanti, la condivisione dei valori che quest'arte comporta. Oramai è da anni che sono in viaggio, lontana da casa e dalla mia famiglia, ma questo aspetto non mi pesa. In qualsiasi luogo io vada, se ci sono artisti, mi sento sempre accolta e compresa, come se fossimo tutti parte di una grande famiglia. É un sentimento bellissimo, di condivisione umana. Una specie di fratellanza universale, per cui provo un’immensa gratitudine. Vorrei che tutti sperimentassero questa sensazione, appartenere a una famiglia più estesa di quella in cui si nasce. Sono grata di aver scoperto e intrapreso questo cammino artistico, e mi sento in dovere di condividerne i valori ogni qualvolta ne abbia l'occasione. Non solo con le persone che mi circondano, ma soprattutto con i bambini e con chi non ha la possibilità e la fortuna di vivere l'esperienza dell'arte nella vita.

È questo, per me, il vero significato di fare arte.

Avete già nuovi progetti in mente?

Ci piacerebbe moltissimo viaggiare in Asia, è un continente che non conosciamo e sicuramente avrà una cultura molto diversa da quella europea e sudamericana.