Corinne Mazzoli

TORNATA
ALTRO
Mexico City - Mexico
31/01/2019 - 11/03/2019

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Il Progetto

IL PROGETTO

Il progetto "Building Mass, Mass and more Mass" analizza l’impersonificazione della femminilità attraverso due pratiche performative ben distinte: il Bodybuilding e il Cross-dressing. L’intento di unificarle in una visione della creazione di una routine di posing per bodybuilder donne. Il progetto parte da un quesito e inizia un percorso di ricerca sulla performatività del femminile che culminerà in uno spettacolo di cabaret che mostrerà una routine di posing composta da quello tipico del bodybuilding e da quello delle Drag Queens. Il progetto è diviso in due parti distinte, la prima di ricerca sul campo a Città del Messico e la seconda fase pratica in Italia.  

ENTE OSPITANTE

the lab Program è un laboratorio interdisciplinare che servendosi di una rete di collaborazione peer to peer con gli spazi artistici indipendenti di Città del Messico riceve qualsiasi tipologia di ricercatori desiderosi di espendare il loro raggio d'azione attraverso l'utilizzo di strategie trasversali e curatoriali. 

L'intervista

Corinne come è nato il progetto?

Il progetto “Building Mass, Mass and more Mass” è nato da un suggerimento di Valeria Montoya, la coordinatrice della residenza The Lab Program a Città del Messico. Durante i nostri primi contatti mi parlò della Gymnasio Olimpia, una palestra per bodybuilders degli anni ’70. Mi disse dopo aver visto le estetiche dei miei lavori, che ne sarei rimasta affascinata. E così è stato.

La prima volta che entrai in palestra fu per l'esplorazione e ripulitura dell'archivio. Là su pannelli di legno c’erano diversi collage con le immagini dei più famosi bodybuilder al mondo, da Arnold Schwarzenegger a Serge Nubret, da Lisa Lyon a Lenda Murray. Togliere la polvere a quelle immagini mi ha aiutato ad avvicinarmi maggiormente alla palestra e al suo gestore, Pablo. Ero contenta di vederlo, continuavo a collezionare storie di steroidi e fitness. Mi appassionai così tanto da chiedergli di divenire sua allieva per un mese. Accettò. Mi ritrovai in un paese straniero ad approcciare la nuova pratica del bodybuilding. Distante dalle attività fisiche praticate prima, ma anche connessa. Pablo infatti mi disse che il bodybuilding è la base di qualsiasi attività sportiva, e si basa sulla crescita della massa muscolare. Qualsiasi atleta focalizza l’allenamento sul potenziamento di determinati muscoli, in base alla proprie necessità. Il bodybuilder invece lavora su tutto, in un processo di modellazione del corpo equiparabile all’arte della scultura.

A ripensarci è cosi che tutto è iniziato, con l’iscrizione in una palestra un po’ decadente di Città del Messico popolata da ex luchadores, poliziotti, musicisti sollevatori di pesi, signore di mezza età, Pablo e due gatti rossi.

Ho intrapreso un percorso di trasformazione fisica, ispirandomi all’artista messicano Héctor Falcón. Per il suo progetto Metabolismo Alterado, tra il 1999 e il 2000, si trasformò in un body builder in 7 settimane. Questo grazie a esercizi, dieta e steroidi. Le mie giornate seguivano delle fasi ben precise: riposo, cibo, allenamento, studio e scrittura. Mi allenavo tutti i giorni tranne la domenica, giorno di chiusura della palestra. Grazie alla pratica quotidiana ho iniziato a comprendere il linguaggio della palestra, quasi inesistente. Il bodybuilding si basa sul conteggio delle serie di uno specifico esercizio, per questo nessuno parla. Ognuno è immerso nel proprio mantra numerico. Ma ci si osserva. Per un mese ho praticato e osservato la pratica del bodybuilding.

Parlaci un po’ del progetto.

“Building Mass, Mass and more Mass” analizza l’impersonificazione della femminilità attraverso due pratiche performative ben distinte: il bodybuilding e il cross-dressing. L’obiettivo è quello di combinare le due pratiche per esasperare al massimo il concetto di femminilità, attraverso la creazione di una routine di posing (posare davanti a un pubblico o una giuria).

Ho iniziato le ricerche con i testi di Kathy Acker, Fen Coles, Judith Butler, e ho approfondito la pratica del Cross Dressing praticata da drag queen.

Donne bodybuilder e drag queen, oltre al posing, condividono la visione del concetto di sessualità basato sul binarismo uomo-donna. Le loro routine sono diametralmente opposte ma entrambe esasperano il concetto di femminilità.

Durante le mie ricerche ho notato che nel culturismo il corpo femminile  viene spesso criticato per l’esagerazione muscolare, colpevole di renderlo troppo mascolino e poco femminile. In gara tra i parametri compare la femminilità, giudicata con presunti canoni universali che penalizzano la “troppa” muscolatura.

Spesso le bodybuilder professioniste vengono insultate per strada o sono costrette a coprirsi per non dare nell’occhio. Questo perché il muscolo continua a essere percepito come un elemento mascolino.

Le drag queen si esibiscono in imitazioni e cabaret adottando tutto ciò che nella società contemporanea è stereotipo del femminile, esasperandolo. Trucco, abiti da sera, gonne, collant, scarpe col tacco. Sono uomini di spettacolo con elevate doti di trasformismo. Possono togliersi il travestimento, le culturiste no.

L'atto di imitazione femminile-maschile è sovversivo se fatto da una drag queen, ma lo è ancora di più se eseguito da una body builder. Per questo motivo la routine verrà creata in collaborazione con una bodybuilder e una drag queen.

Ho raccolto le mie ricerche in un testo scritto, e ho presentato il progetto nel mio studio con la collaborazione di Valeria Montoya. Questa era solo la prima fase.

La seconda prevede la traduzione della ricerca in un progetto performativo: voglio combinare le due differenti pratiche di posing e vedere cosa succede.

È la prima volta che tenti una sfida di questo tipo?

In realtà no, mi piace combinare mondi che appaiono diametralmente opposti. In uno dei progetti precedenti ho combinato pole dance e militarismo attraverso il theremin. Uno strumento nato in ambito militare come sensore di prossimità, e trasformato in uno strumento musicale elettronico.

Quando si intraprende una pratica è importante essere aperti a sperimentare. Bruce Lee era campione di Cha cha cha, Arnold Schwarzenegger e Jean-Claude Van Damme presero lezioni di danza classica per migliorare pose ed elasticità.

Il Resoconto

Ti sei trovata bene in Messico?

Città del Messico è una realtà da scoprire. Condividevo lo studio con altri artisti della comunità Frontera vicino a Plaza Garibaldi, centro della vita notturna. Una zona interessante. La residenza era ben coordinata e gli eventi abbondantemente pubblicizzati. Ho avuto la fortuna di essere là durante la settimana dell’arte, così ho visitato gallerie, fiere e spazi espositivi indipendenti. Terreno fertile dove trarre ispirazione. Sicuramente è stato importante avere uno studio con altri artisti, ci sono stati diversi momenti di condivisione sia privati che pubblici. Ho apprezzato la charla, una modalità di presentazione che ho sperimentato a Città del Messico e poi anche a Puebla. È un incontro informale aperto al pubblico, una chiacchiera, che diviene poi uno scambio di idee assai generoso.

Quali sono stati i momenti più significativi di questa esperienza? Le difficoltà e le soddisfazioni maggiori?

Tutta l'esperienza è stata molto significativa. Passare da una città di 50 mila abitanti come Venezia a un’altra da circa 25 milioni è già una bella differenza. Uno dei momenti più esilaranti della mia vita è stato vedere per la prima volta la Lucha Libre, il wrestling messicano. E poi le visite agli studi degli artisti, la comida corrida (il pranzo dei lavoratori per pochi euro al mercato di Garibaldi), i mariachi.. Tutto davvero bello. Faccio fatica a selezionarne alcuni, sicuramente non dimenticherò la comunità di artisti con cui ho condiviso lo studio Frontera. E poi la scoperta dell'archivio del bodybuilding, il legame con Pablo, tutte le sue spiegazioni su ormoni, steroidi e corpi in posa. Forse la soddisfazione maggiore è stata la ricettività del pubblico nei due incontri aperti, a Città del Messico nella Frontera e a Puebla nello spazio indipendente Error. In entrambi i casi ho avuto un confronto con personalità generose, che non hanno esitato a fornirmi critiche costruttive e complimenti sul progetto.

Le difficoltà invece, come puoi immaginare, sono state più che altro fisiche, ma erano ampiamente previste. Ho sottoposto il mio corpo a un cambiamento totale, sia in ottica alimentare che dell’allenamento. Senza contare il fattore altitudine: Città del Messico è a 2200 metri, se non sei abituato non è semplice.

 

Rifaresti questa esperienza?

Tutta la vita! Sto già pianificando un'altra residenza in Messico il prossimo anno.

Quindi stai già progettando nuovi lavori?

Ho appena concluso un progetto legato al territorio del Cadore e alle recenti catastrofi ambientali che lo hanno colpito, come la Tempesta Vaia.  Una residenza organizzata da Dolomiti Contemporanee. Il progetto si intitola “L'Uomo al limite”, ed è in mostra fino al 22 settembre al Forte Monte Ricco di Pieve di Cadore. Si trova all’interno della mostra “To be Here and There”.

E poi naturalmente ora sto continuando la ricerca per realizzare la seconda fase, quella più performativa, di “Building Mass, Mass and more Mass”, qui in Veneto.