Fabio Perletta

TORNATO
musica
Tokyo - Japan
23/04/2019 - 23/05/2019

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Il Progetto

IL PROGETTO

Yukitomo Hamasaki, curatore di mAtter, ha invitato l'artista per una residenza in cui proseguire l’esplorazione di luoghi e la raccolta di suoni per il proprio progetto di field recording e archivio sonoro in costruzione da alcuni anni, e come tappa successiva di quanto realizzato a Los Angeles. mAtter ha inoltre organizzato un tour di sei concerti dove l'artista presenterà il proprio lavoro “Fukinsei (variation)” a Fukuoka, Osaka, Kagoshima, Tokyo, al Museo di Arte Moderna a Wakayama e infine al Soup (Tokyo) dove ci sarà un evento dedicato alla sua etichetta 901 Editions.

ENTE OSPITANTE

mAtter è un'etichetta indipendente e organizzazione artistica fondata nel 2008 a Tokyo dall'artista giapponese Yukitomo Hamasaki. L'obiettivo di mAtter è di creare opere coinvolgenti, sviluppate intorno all'interconnesione tra il suono e altri elementi estetici, come il visual design e l'architettura. I principali lavori consistono in opere artistiche sonore e mostre d'arte in Giappone. 

L'intervista

Il tuo progetto consiste nella ricerca e nella raccolta di suoni in presa diretta, e va avanti da un paio d'anni. Ci racconti il suono che hai raccolto al quale sei più affezionato e la storia che c'è dietro?

Sicuramente il suono del Chichu Art Museum progettato da Tadao Ando nell’isola di Naoshima. Da circa tre anni sto lavorando ad un progetto molto importante in collaborazione con il sound artist Luigi Turra che prevede la pubblicazione di un album e la realizzazione di un’installazione, entrambi inspirati al concetto giapponese del “Ma” e al lavoro architettonico di Tadao Ando, con il quale abbiamo sempre trovato molte affinità e convergenze. Ando realizza spazi con il solo ausilio del calcestruzzo grezzo e del vetro trasparente per quanto riguarda i materiali, servendosi inoltre altri elementi transitori come la luce naturale e il paesaggio circostante. Abbiamo trovato molte analogie tra la nostra ricerca sonora e la sua estetica, basate entrambe sullo spazio vuoto e sui concetti di interruzione/pausa, rusticità, semplicità e interiorità. Visitare uno spazio di Ando significa guardarsi dentro, e sentirsi parte di qualcosa di più grande, fatto di luci e ombre e con un senso di equilibrio molto forte. Ci si sente nudi e privi di inutili ornamenti. Il suono riflette questa dimensione ed è profondamente influenzato dai volumi architettonici. È molto interessante camminare lungo quegli spazi e sentire il suono mutare, trasformarsi, evolversi, espandersi/contrarsi, e soprattutto percepire il tempo fondersi con lo spazio e viceversa.

Conoscevi mAtter e Yukitomo Hamasaki? Cosa ti aspettavi prima di partire?

Conosco Yukitomo da molto tempo per via del suo progetto mAtter. Ci siamo incontrati per la prima volta a Tokyo nel 2017 in occasione del mio secondo tour per il quale curò una delle date al Gift_Lab. Non avevo quindi delle aspettative, ma è stato comunque bello rincontrarsi, girare per Tokyo e parlare di progetti futuri.

In che modo si va alla ricerca di suoni? è come andare alla ricerca di scatti fotografici?

Si, diciamo che ci sono delle similitudini, con la differenza che il suono è un po’ più subdolo della fotografia. Spesso anche andando a caccia di un suono cercando di rincorrerlo è difficile localizzarlo. Io non sono un field recordist vero e proprio, e non dispongo di strumentazione estremamente professionale. Ho un registratore portatile della Sony molto bello ma niente di più. Con questo voglio dire che il mio interesse non è esclusivamente focalizzato sulla documentazione del suono ambientale, ma anche e soprattutto sugli oggetti/materiali che trovo e sulla loro decontestualizzazione. L’aver registrato il suono di una campana e il rumore metropolitano in sottofondo non significa utilizzarlo per me, piuttosto mi serve come memoria o come semplice riflessione estetica che mi porta da un’altra parte. Non mi interessa documentare, piuttosto dare una visione nuova.

Il Resoconto

Come riassumeresti il suono di Tokyo?

Tokyo è una città molto particolare, profondamente diversa dall’Occidente per certi versi, anche se le cose si stanno aimè lentamente uniformando. I suoni sono chiaramente diversi, per via della lingua parlata, degli annunci negli spazi pubblici con le voci femminili “kawaii” dall’intonazione (volutamente) più alta, gli schermi pubblicitari enormi e gli altoparlanti dei ristoranti sempre attivi in quartieri come Shibuya o Shinjuku a Tokyo, e come in tutte le altre città dove puoi vedere l’innovazione tecnologica al suo massimo splendore. E poi i silenzi nei quartieri residenziali interrotti solo dal rumore delle ventole dei condizionatori, da qualche automobile ogni tanto, dai passi delle persone che tornano a casa dal lavoro o dai rumori domestici provenienti da qualche finestra aperta. Ecco, tornando alla tua prima domanda, questi sono forse i suoni a cui sono maggiormente affezionato: i rumori e i silenzi della vita quotidiana, anonima, dei quartieri residenziali di Tokyo. Il mio progetto di questo tour/residenza era quello di raccogliere i suoni nei punti di confine, dove il progresso incontra la tradizione. Ci sono molti luoghi a Tokyo dove puoi immergerti e sperimentare questo connubio. Mi viene in mente il tempio shintoista Hanazono, dove il suono delle fronde dei ginkgo biloba e delle campane suonate dalla gente che prega si fondono con il chiasso di Kabukicho, il quartiere a luci rosse distante qualche minuto a piedi.

Come si è svolto il lavoro? Sei rimasto soddisfatto?

Assolutamente soddisfatto. Questa volta ho avuto l’opportunità di visitare la regione del Kyūshū dove non ero mai stato, esplorando Fukuoka e la prefettura rurale di Nakagawa, proseguendo successivamente a sud fino alla città di Kagoshima nell’omonima prefettura, l’ultima a sud del Giappone prima di Okinawa. Il tour di concerti è partito da Wakayama, per poi proseguire verso Osaka, Fukuoka e Kagoshima. Le ultime tre date e gran parte della registrazione dei suoni si sono svolte invece a Tokyo, dopo aver fatto tappa ad Okayama e Naoshima per la raccolta dei suoni dell’isola e al Chichu Art Museum.

Che tipo di ambiente hai trovato?

Sicuramente curioso, dinamico e ospitale. Il Giappone è ormai per me una seconda casa, questo è stato il mio terzo lungo viaggio e ne ho in programma sicuramente degli altri. Ho tanti amici, collaboratori e carissime persone che mi vogliono bene, soprattutto a Tokyo. Il Giappone è una parte di me inscindibile, mi trovo sempre fortemente a mio agio lì, nonostante non sia un paese privo di contraddizioni. Diciamo che non vivendoci non le vedo così da vicino… Grazie ai miei amici ho fatto delle esperienze davvero significative, come assistere a cerimonie del tè private o visitare luoghi sconosciuti ai turisti.

Qual è la prossima tappa in cui pensi di arricchire il tuo archivio?

Mi piacerebbe molto visitare l’Australia, l’Islanda e il sud America, in particolare Colombia, Argentina, Cile e Peru. Sogno da anni di visitare la foresta Amazzonica. Ho alcuni amici e collaboratori che vivono li, spero ci sia la possibilità di andare il prossimo anno.