Filippo Marzocchi

TORNATO
ALTRO
Andratx, Illes Balears - Spain
06/05/2019 - 17/05/2019

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Il Progetto

IL PROGETTO

"Crouch, bind, hello" è una performance che nasce dall’intento di ricontestualizzare il gioco del rugby all’interno di uno spazio museale. Attraverso l’utilizzo degli schemi di gioco e dei movimenti dei giocatori impiegati come performer, l’artista opera uno studio sulla spazializzazione del suono e sull’effetto Doppler. La performance si realizza grazie alla partecipazione di diversi partner.

ENTE OSPITANTE

Situato sul lato sud delle montagne Tramuntana, a soli 30 minuti da Palma, CCA Andratx è un’istituzione dedicata alla creazione e all’esposizione di arte contemporanea, fondata nel 2001 da Jacob e Patricia Asbaek. L’edificio di 4.000 m2 ha uno stile minimal ma tradizionale, perfettamente integrato nello scenario naturale mozzafiato dei suoi dintorni. CCA è uno dei più grandi centri di arte contemporanea nelle isole Baleari e nel resto d’Europa, offre un’esperienza culturale unica e il suo programma di residenze è aperto a artisti nazionali e internazionali. 

L'intervista

Cosa ti aspettavi dalla residenza presso la CCA Andratx?

Crouch, Bind, set è una performance che avevo già eseguito in precedenza in una collettiva al PAV di Torino. In quella situazione mi ero accorto subito che far giocare una squadra di rugby nel parco del museo non era il luogo adatto in quanto si è abituati a veder giocare una squadra sul prato. Il CCA Andratx invece è stato perfetto in quanto ha degli spazi molto ampi e al chiuso. Quello che cercavo era dislocare il gioco del rugby in un ambiente del genere, uno spazio asettico che contrastasse con la performance e dove fondamentale è il suono, che essendo un interno risuona maggiormente.

Quando hai pensato di coniugare il rugby e l'arte? E perché?

Premetto che mio padre è stato un giocatore di rugby e anch’io ho giocato per diversi anni. Il fatto di conoscere bene il gioco del rugby mi ha permesso di utilizzarlo come pratica artistica.

Da un lato mi interessava esteticamente, in questo è stata fondamentale anche l’aiuto di Macron che ha fornito i materiali lasciandomi l’opportunità di sceglierli.

Inoltre mi interessava utilizzare le tattiche, gli schemi e i movimenti individuali del gioco. Il rugby come altri sport è una scienza, è studiato nei dettagli per controllare differenti fasi di gioco: strategie di difesa e di attacco, contatto fisico, utilizzo delle mani e del piede. E’ una disciplina studiata per portare alla vittoria, ma passando dal guadagno territoriale, dove ogni metro guadagnato sull’avversario è fondamentale.

Per questo mi è sembrata un’immagine forte e contemporanea. Il rugby come in realtà molti altri sport, sono brevi battaglie capaci di rappresentare un contesto sociale, economico e politico.

Una cosa fondamentale per me in questo lavoro era la rappresentazione di una tensione, uno sforzo prolungato. Portandolo all’interno del museo sotto forma di pseudo allenamento ho tolto però l’obiettivo della vittoria quindi rendendolo inutile.

Il Resoconto

Raccontaci com'è andata. Che tipo di esperienza è stata?

Non era la prima volta che andavo a Maiorca, infatti collaboro con una galleria da un paio di anni, Galeria Fran Reus, che è stata parte fondamentale logistica in questo progetto.

Quindi la novità è stata lavorare al CCA, oltretutto era la prima volta che lavoravo in un uno spazio così ampio. La performance negli spazi della kunsthalle ha reso perfettamente quello che avevo in mente, per cui sono stato soddisfatto.

Come si è svolto il lavoro presso la CCA Andratx?

Il tempo che ho passato a Maiorca è stato limitato, quindi ho dovuto programmare il lavoro in un calendario fitto. Durante la settimana ho recuperato i materiali e fatto le prove con la squadra. Inoltre ho provato i suoni che ha prodotto Daniele Guerrini, con cui ho collaborato. La performance al CCA si è svolta in tre momenti, una prima fase di riscaldamento, dove il gruppo si trovava nella prima sala della kunsthalle riscaldandosi individualmente o in gruppo. Nel frattempo il pubblico è arrivato. Quindi sono rimasti solo gli “avanti” che hanno fatto un allenamento di mischia chiusa per circa 15’. Poi al termine della mischia hanno iniziato a giocare i “tre quarti” nello spazio più grande. Per prima cosa hanno acceso i dispositivi Bluetooth poi hanno eseguito degli schemi in maniera libera usando tutta l’ampiezza dello spazio e giocando in tutte le direzioni. Ognuno di loro vestiva una fascia da corsa col telefono e un’altra fascia con una cassa Bluetooth su ciascun braccio. Il brano creato da Daniele è stato diviso in 4 tracce, una per ogni giocatore. Quindi assieme creavano il suono complessivo, e attraverso il gioco e la corsa muovevano i suoni nello spazio. A daniele ho chiesto di lavorare su un’atmosfera che fosse abbastanza aggressiva, abbiamo lavorato infatti con suoni simili a sirene, armi e droni. Ne è risultato un ambiente intenso e distorto in un crescendo di 15’. Infine si sono riuniti in cerchio terminando con l’urlo della squadra.

Cosa ti porti a casa e che progetti hai per il futuro?

Questo progetto è stato importante perché mi sono confrontato con uno spazio come il CCA Andratx. Sono rimasto soddisfatto della performance e della documentazione. Nel prossimo anno ho una personale per la quale sto già lavorando, in più ci sono altri progetti che al momento sono in via di definizione.