Salvatore Insana

TORNATO
ALTRO
Vevey - Switzerland
17/06/2019 - 23/06/2019

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Il Progetto

IL PROGETTO

APORIA_storie (di) esitanti è uno studio sull'esitazione, compiuto in forma labirintica tra arti visive e arti performative, sugli istanti di interruzione e di intervallo che si frappongono tra una decisione e la sua negazione. Attraverso un'indagine su alcune figure di riferimento per un discorso sull'esitazione, da Amleto al Mosè di Michelangelo, dal Parsifal e alla dea Ecate, signora degli incroci, il lavoro verterà sul corpo dei perfomer, traducendo in linguaggio scenico ciò che si frappone o oppone all'arroganza del sapere sempre cosa dire/cosa fare/dove andare. 

ENTE OSPITANTE

Il Dansomètre è uno spazio di lavoro dedicato alla creazione coreografica professionale messa a disposizione dal Comune di Vevey. La sua gestione è affidata a Prototype Status, sotto la direzione artistica di Jasmine Morand, che risiede lì per tutto l'anno e stabilisce l'agenda delle residenze e delle attività. Questo studio di 140 m2 ha lo scopo di incoraggiare lo sviluppo della danza contemporanea e offre opportunità di residenza a società emergenti e affermate. Viene regolarmente proposto un programma di attività di mediazione culturale e workshop per un vasto pubblico, nonché incontri professionali sullo scambio di pratiche o sessioni di feedback sulle creazioni attuali.

L'intervista

APORIA_storie (di) esitanti indaga l'incapacità di prendere decisioni, come se tra l'intenzione e l'effettiva realizzazione ci fosse di mezzo un mare di esitazioni da attraversare. In più, sembra che la capacità di sapere cosa dire, cosa fare e dove andare sia vista come una forma di arroganza. Ecco, ci spieghi meglio la tua personale opinione a riguardo? Cos'è l'esitazione e perché è così importante?

Provo (da sempre) a seguire una logica paradossale. A ridosso dei luoghi liminali. Lì dove non è detto che sia saggio sostare, indugiare. Restare al di qua o finire al di là? Si può restare sulla soglia (fisica e/o mentale), oscillare tra l'essere da una parte e dall'altra, e dunque forse essere contemporaneamente, nello spirito della logica fuzzy, oltre il principio di non contraddizione, oltre la contrapposizione vero/falso, sì/no (dalla parte della polivalenza e l’indeterminazione). L'esitazione insomma è una scelta e un metodo, un procedimento operativo. Senza la ricerca di soluzioni immediate. Dividere il mondo in categorie nette e distinte rischia sempre di accecare i sensi, non far vedere le meravigliose complicazioni e le infinite sfumature di ogni natura umana e non solo. Contro la semplificazione e il manicheismo allora c'è l'esitazione, un'apertura al possibile e una sospensione, tanto dell'azione quanto del giudizio, che non è vista come incapacità ma come volontaria decisione “altra”. Si può sceglie anche di non decidere, insomma, di sospendersi, di estorcere un intervallo alla causalità rigorosa dell'azione.

Che forma ha APORIA?

Aporia diventerà una performance ibrida, in cui convergeranno teatro, danza e immagini in movimento, parola, suono e silenzi. Per il momento l'indagine si divide su più piani e le forme che ne stanno scaturendo sono diverse e imprevedibili.

Cosa ti aspetti dal lavoro al Dansomètre?

Mi aspetto quello di cui ho bisogno per continuare la ricerca: uno spazio-tempo a disposizione, con la possibilità di gestire in autonomia le diverse fasi di lavoro, con la serenità di trovare in Jasmine Morand, la direttrice artistica del centro, una figura in grado di offrire feedback e elementi di arricchimento al processo creativo.

Il Resoconto

Com'è andata? Come si è trasformata APORIA?

Con Elisa Turco Liveri, che ha collaborato con me nei giorni a Vevey, partivamo dal materiale raccolto a Parigi per la realizzazione dell'opera di videodanza. Nei giorni in Svizzera abbiamo approfondito e rivisitato alcune delle dinamiche fisiche legate alla condizione dell'esitazione: il trattenersi per compresenza di forze contrapposte; la ciclicità dell'azione in quanto loop o eterno ritorno; l'oscillazione, come eclatante movimento di “eterno” passaggio da un punto ad un altro. Gli elementi più legati alla narrazione e alla possibilità/opportunità di usare la parola scritta/detta, li abbiamo rimandati alle future residenze. Per il momento siamo approdati a due possibili percorsi paralleli, che prevederanno in futuro la partecipazione di altri performer.

Com'è stato fare teatro in Svizzera? Differenze rispetto all'Italia? Cosa vorresti che cambiasse qui da noi?

Già il momento del “travalicare” il confine ha un suo imprevisto, imprevedibile fascino che da cittadino dell'Europa unita non avevo mai esperito. Sentirsi chiedere se hai qualcosa da dichiarare, dove stai andando e perché è insieme inquietante ed esilarante. Basterebbe rispondere nel modo sbagliato, con una certa dose di ironia, per rovinarti in modo inconfutabile il viaggio e il prosieguo del cammino… In una settimana non si percepisce molto... poi in una situazione “protetta” come quella di una residenza in cui erano previsti pochi momenti di “apertura”, sono rimasto più attento alla ricerca che al contesto. Ho capito comunque che l'apparato produttivo del teatro e la danza ha in Svizzera un sostegno economico di gran lunga maggiore rispetto alle miserie italiane. Poi bisognerebbe fare un'esperienza più duratura per valutare meglio. Da chi si occupa e si dis/occcupa di teatro e danza in Italia mi aspetterei più coraggio, più attenzione, più curiosità

Che progetti hai per il futuro?

Il progetto Aporia dovrebbe andare avanti e, attraverso un sostegno che stiamo provando a individuare...trovare una sua “conclusione” a fine 2020, probabilmente a Roma