Simone Sapienza

TORNATO
art_vis
Hanoi - Vietnam
03/04/2017 - 06/05/2017

Share:

Il Progetto

Residenza artistica per il completamento di “Charlie surfs on Lotus Flowers”, un progetto di documentazione metaforica fotografica sul processo di trasformazione sociale, economico e storico del Vietnam. Il progetto è stato avviato nel dicembre 2015, focalizzandosi maggiormente nell'area di Ho Chi Minh City. Il progetto richiede un maggiore approfondimento delle tematiche affrontate ed una estensione geografica della documentazione. Si prevede una mostra ed un talk con screening al termine della residenza.

ENTE INVITANTE

La missione di Nhà Sàn è quella di costruire una struttura stabile per l'arte contemporanea in Vietnam. Attraverso le mostre, i progetti, l'istruzione e lo scambio, l'ente  coltiva, sostiene e crea spazi per nuove forme di espressione e dialogo.

L'intervista

di Jasmine Mottola

Di cosa si tratta il progetto Charlie surfs on Lotus Flowers? Come ne hai preso parte?

Charlie surfs on Lotus Flowers è un progetto di documentazione contemporaneadel Vietnam. Nasce dall’osservazione del cambiamento del Paese dopo la guerra conl’America, e guarda oltre la visione stereotipata delle stupende fotografie di viaggio.In seguito a una profonda fase di ricerca sono emersi dei dati importanti dell’attuale economia vietnamita destinata, secondo gli esperti, al futuro del mercato del sud-est asiatico. Due sono i dati di maggior rilievo: il primo riguarda l’età media della popolazione del Vietnam che per il 70% è under 40 (quindi nessun ricordo dellaguerra, ma un’importante spinta economica), il secondo è relativo a un sondaggio nazionale per cui il 90% della popolazione è favorevole a un’economia di libero mercato. Il capitalismo tanto odiato dal Partito Comunista oggi è ancora al comando in forma dittatoriale. Per certi versi, l’America ha vinto la sua guerra a lungo termine, d’altro canto, la libertà del libero mercato si scontra con il regime totalitario comunista che seppur ben mascherato da promesse di libertà e prosperità, esercita ancora un potere assoluto.Tutte queste dinamiche controverse e ambigue, unite al carattere esotico del luogo, mi hanno portato alla realizzazione del progetto.

Come sei venuto a conoscenza di questo progetto?

Il progetto si è sviluppato lungo tre viaggi, compreso quest’ultimo. La fase di ricerca preliminare mi ha portato a ripercorrere le principali città simbolo della guerra in Vietnam, concentrando il progetto sulla vecchia Saigon sia perché la sua caduta ha determinato la fine della guerra, ma anche per essere oggi il motore vero dell’economia. Ho documentato anche altri luoghi dell’entroterra al confine tra Vietnam del Nord e del Sud; Phu Quoc, famosa per essere stato il luogo d’esilio dei prigionieri di guerra; la roccaforte di Ho Chi Minh che alla fine ha avuto la meglio e la capitale, Hanoi. Il punto di partenza delle mie immagini ha quasi sempre una base di ricerca storica o sociale, reinterpretata sui diversi livelli di lettura dell’immagine. Ecco come i Cu Chi dove vivevano i Vietcong possono persino mischiarsi con le immagini della Vietnam International Fashion Week, così distanti, eppure ancora legate dalla stessa voglia di rivalsa, sotto i riflettori della società dello spettacolo vietnamita.

Come e con chi hai organizzato la mostra finale? Quali sono le tue aspettative?

Ho provato diversi fronti riguardo la disseminazione del progetto, regalando stampe in formato A6 alle persone del posto facendogli scegliere la foto da ricevere accompagnandola con un testo riguardante il progetto sia in lingua inglese che vietnamita. A loro ho anche scattato una polaroid istantanea che ho spedito successivamente per posta a un amico o parente da loro indicato. È stata un’esperienza che mi ha avvicinato alla gente permettendomi di entrare nelle loro case o addirittura nel retrobottega. Inoltre, sto pensando di creare anche una mostra digitale del progetto, in modo che il mezzo telematico possa rompere le barriere imposte dalla burocrazia. Nel frattempo aspetto che la mostra prenda piede, contattando altre strutture adeguate. Al di là di tutto, è stata un’occasione importante per conoscere i fotoamatori locali con i quali difficilmente si riusciva a superare la barriera linguistica, anche se alle volte il linguaggio del corpo è delle immagini era sufficiente a stabilire un dialogo. L’aspettativa più alta resta quella di lasciare un piccolo segno nella rappresentazione di un paese in pieno sviluppo con un pizzico di esotico tipico del medio occidentale. In tal senso, il progetto della digital-exhibition rimane quello che più a lungo può lasciare traccia nonostante gli assolutismi politici e di pensiero del mono-partito.

Il Resoconto

di Jasmine Mottola

Com’è stata la tua residenza in Vietnam?

E' stata un'esperienza molto forte, soprattutto perché mi ero già lasciato dietro lo stupore dei primi viaggi e mi sono potuto concentrare più obiettivamente sui contenuti del progetto. Aver visitato il nord del Vietnam - rispetto ai viaggi precedenti maggiormente concentrati al centro e sud - mi ha permesso di avere una panoramica più completa del progetto. La collaborazione con NSC è stata molto utile in termini di feedback e analisi del linguaggio visivo e contestuale.

Come procede la realizzazione della mostra?

Abbiamo fatto una presentazione informale del progetto con addetti ai lavori e fotografi locali e appassionati. Abbiamo mostrato il lavoro tramite uno slideshow a cui è seguito un utile Q&A con il pubblico, con cui c'è stato uno scambio costruttivo di opinioni sulla fotografia documentaria contemporanea.

Che tipo di approccio hai usato con le persone del posto per parlare del tuo progetto? E come sei stato accolto dai fotoamatori locali?

Spesso parlavo in inglese o mi facevo affiancare da studenti universitari che facevano volontariato nella traduzione inglese-vietnamita. Tuttavia, essendo un progetto non narrativo né didascalico, ho spesso utilizzato il linguaggio verbale per comunicare con le persone locali. Il rapporto con i fotoamatori locali è stato molto interessante: mi hanno mostrato i loro progetti e abbiamo improvvisato delle letture portfolio davanti a un buon caffè vietnamita.