Teatro della memoria - Sofia Monsalve e Irene Raccanelli

TORNATE
teatro
Bilbao - Spain
29/05/2019 - 23/06/2019

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Il Progetto

IL PROGETTO

Dopo una lunga collaborazione con alcune realtà teatrali colombiane in America Latina (con teatri in Argentina, Brasile e Messico), e come nuova direttrice del “Teatro della Memoria”, Sofia Monsalve torna in Europa portando la sua ultima creazione originale "Candy Land, terra dei lupi". Invitata in 5 città spagnole, presenterà il suo lavoro come attrice e maestra di teatro, affiancata in questa occasione da Irene Raccanelli, artista con esperienza in produzione teatrale e circense.

ENTE OSPITANTE

Il Festival di Teatro Politico di Barcellona è organizzato in collaborazione con l’associazione “A tirohecho” di Valencia. Questo giovane gruppo sviluppa un lavoro di “teatro fisico” che integra molteplici linguaggi, con una forte attenzione al contesto politico attuale. https://atirohecho.wordpress.com/

La Kabia Teatro è una delle principali compagnie di Teatro basco, con base a Bilbao. La compagnia sviluppa una profonda ricerca su linguaggi teatrali tra il corpo dell’attore e l’immagine poetica. 

L'Anden 47 di Valladolid è uno spazio gestito da una compagnia di giovani danzatori specializzata in formazione e creazione danzistica e multidisciplinare. http://anden47.es

La Sala Ártika è un luogo alternativo della città di Vigo che ospita un’ampia programmazione in teatro. https://www.artikavigo.com/Sala

Il Residui Teatro di Madrid è un gruppo teatrale di origine italiana, residente in Spagna da più di 10 anni, caratterizzato da un profondo lavoro sul corpo e la narrativa teatrale attraverso l’immagine. http://www.residuiteatro.com

 

 

L'intervista

Come è nato il progetto?

Il progetto è nato dal desiderio e la volontà di mostrare il nostro lavoro in Europa. Lo spettacolo è stato creato con il contributo di Ana Wolf, regista argentina, in Colombia. Volevamo una tournée, così ci siamo messe in contatto con i teatri e gruppi che più ci interessavano. Irene vive e lavora in Italia, io passo molto tempo in Sud America. Nonostante la distanza geografica, non è la prima volta che collaboriamo. Con Alejandro (il tecnico che segue sempre Sofia), abbiamo cercato dei gruppi con cui poter condividere il lavoro. Non ci riferiamo soltanto allo spettacolo, ma a tutte quelle attività che lo circondano: workshop, conferenze e incontri. La Spagna è stato il primo luogo a cui abbiamo pensato. Conoscevamo un grosso movimento di teatro di ricerca, e volevamo toccarlo con mano per creare un network per le prossime collaborazioni artistiche. Inoltre lo spettacolo è stato creato in spagnolo, non c’era Paese migliore per un primo riscontro. Ci sarebbe piaciuto concludere la tournée in Italia, ma saremmo arrivate in piena stagione estiva. Il rischio era di approdare in città con sale teatrali deserte. Così abbiamo pensato di rimandare, per il momento, le date italiane.

Ci potete fare una descrizione approfondita del progetto?

Il progetto si divide in due parti: una tournée del più recente spettacolo di Sofia “Candy Land, terra dei lupi”, ed una serie di workshop con Irene sulle tecniche di allenamento dell’attore. “Candy Land”  è uno spettacolo solista con testi e idee originali, diretto da Ana Woolf. Per eseguirlo serviva il supporto di due figure, così abbiamo pensato di avviare il progetto insieme.

Per la tournée ci siamo recate in sei città spagnole. Insieme allo spettacolo abbiamo portato un workshop di allenamento teatrale, dedicato a studenti di teatro e danza interessati alle tecniche dell'Odin Teatret e del ponte dei Venti. Inoltre abbiamo presentato la conferenza-spettacolo “Figlia di…” che parla della formazione teatrale di Sofia e della relazione maestro allievo.

Quali sono state le tappe più belle della tournée?

Il progetto è iniziato a Barcellona. Lì abbiamo partecipato al primo incontro di teatro politico e militante, organizzato da Titeres desde Abajo y la Lleialtat Santsenc. A questo incontro c’erano diverse compagnie spagnole che vedono il teatro come forma di critica sociale e rivendicazione politica. É stato molto interessante, il nostro spettacolo è politico ma non in maniera così dichiarata. (Forse in maniera nascosta, visto che parliamo di come la guerra distrugga l’innocenza attraverso il vissuto onirico di una bambina che ha perso la casa). La lettura dello spettacolo in chiave politica è stata molto interessante, così come il riscontro che abbiamo avuto. Un riscontro emotivo che vedeva nello spettacolo la guerra che tutti viviamo dentro.

La seconda tappa è stata Bilbao, anche qui abbiamo ricevuto un riscontro molto positivo. Abbiamo presentato lo spettacolo nella sala alternativa di Pabellón 6, con l’aiuto organizzativo di Kabia Teatro. Con questo gruppo storico di Bilbao abbiamo anche fatto un workshop di allenamento teatrale. È stato un bellissimo momento di condivisione. Si è parlato delle nostre tecniche di allenamento e dell’approccio che Kabia sta sviluppando sull’arte dell’attore.

Poi siamo state a Vigo, una città di mare al sud della Galizia. Ci ha ospitato la sala alternativa Artika, dove abbiamo fatto  tre repliche di fila e un piccolo workshop. Purtroppo abbiamo avuto poca affluenza agli spettacoli, la campagna di diffusione fatta dalla sala non è stata granché. Agli spettatori paganti comunque è piaciuto, ed è stato interessante ripeterlo tre volte di seguito. Ci è servito per ragionare e vedere una crescita nel lavoro. In sala abbiamo potuto beneficiare di un ottimo assetto tecnico, grazie al quale abbiamo sperimentato nuove proposte di luci e proiezioni.

In seguito siamo arrivate a Valladolid, una città nel centro della Castiglia. L’esibizione è stata fatta al teatro Zorrilla, uno stabile al centro della città con un’ottima sala sperimentale per le proposte di ricerca. Abbiamo fatto sold out e il feedback del pubblico è stato molto buono. In più abbiamo conosciuto i gestori culturali del TAC (un importante festival di teatro di strada che si celebra ogni anno), dove speriamo di portare i nostri lavori in futuro.

Il Resoconto

Siete soddisfatte del risultato?

Molto soddisfatte, abbiamo approfittato di questo viaggio anche per conoscerci meglio dal punto di vista lavorativo e artistico. Vogliamo fare altri progetti insieme, chissà se in Europa o America Latina. In alcune occasioni sarebbe stato meglio avere un pubblico maggiore, ma sappiamo che non è facile quando non hai un nome nel luogo. Ora speriamo che in Spagna non sarà più così. Tutti gli obiettivi sono stati raggiunti: abbiamo conosciuto importanti realtà teatrali della Spagna e mostrato lo spettacolo a un pubblico europeo. Ottenendo per altro un riscontro positivo.

Quali sono stati i momenti più significativi di questa esperienza? Le difficoltà incontrate e le soddisfazioni maggiori?

Il viaggio in sé è stato molto significativo. Ci ha permesso di conoscere la Spagna, non da semplici turiste ma entrando in contatto con le realtà locali. Le maggiori soddisfazioni arrivavano alla fine degli spettacoli e dei workshop, quando il pubblico ci ringraziava per il lavoro sottolineando la qualità dello spettacolo. Diverse persone si sono sentite toccate profondamente, questo dà senso a quello che facciamo. Il teatro è uno strumento perfetto per toccare l’intimo dello spettatore, e quando questo riesce significa che ne è valsa la pena. Anche alcuni media spagnoli hanno dato visibilità al nostro lavoro. Speriamo che tutto questo possa in futuro aprire le porte a festival e stagioni teatrali internazionali. 

Per quanto concerne le difficoltà, tecnicamente adattarsi a diverse sale è stato molto impegnativo. E poi avevamo un programma di lavoro molto fitto, con spostamenti lunghi e tante ore di preparazione e organizzazione.

Per questo abbiamo deciso di contare sull’aiuto di un tecnico extra, Alejandro Garces, che mi segue nelle tournée americane e quindi mi conosce bene.

Avete già nuovi progetti in mente?

Non appena finita la tournée siamo state invitate ad Almeria per un workshop. In più è già stata programmata una stagione estiva dello spettacolo nella sala Tarambana di Madrid. Prevediamo nuove collaborazioni con i gruppi incontrati durante il viaggio. Ad esempio con Residui e Kabia stiamo pensando di tradurre lo spettacolo in inglese per portarlo in altri Paesi europei il prossimo anno. Ma oltre a proseguire con la diffusione del progetto di Sofia, ci piacerebbe trovare fondi per farne uno tutto nuovo in Colombia.