Amitié

Nella serie de "Gli ossimori  del vivere" ricorro all'utilizzo di manichini che rappresentano sagome abbozzate della "non identità". Corpi alienanti, in cui soggettività e individualità si dissolvono, in antitesi concettuale con l'Umanesimo e la centralità dell'uomo. L'uomo perde  il proprio ruolo e la propria dignità: da soggetto ("homo faber") diventa oggetto,  parte dell'allestimento dell'opera, strumento di comunicazione di stati d'animo e condizioni universalmente traducibili.  Volti inespressivi; corpi sagomati, ma anonimi lasciano il centro della scena ad emozioni primarie ed ancestrali. 

 

In Amitié viene rappresentata l'ambiguità di un sentimento come quello della nobile amicizia. Affidarsi, confidarsi, abbandonarsi a qualcuno per poi trovarsi trafitti, in modo sadico e beffardo, alle proprie spalle.