Built in

La mia idea è basata su una nozione di spazio libero un lasso di tempo morto in cui imbattersi e trovarsi a gestire. La mia volontà è di circoscrivere, delimitare, questo tempo rendendolo fisico, attribuendo una forma a questa dimensione. “Built in”. La visione di una scatola che incorpora al suo interno un corpo irrequieto, claustrofobico e in perenne movimento per sostenere e creare, nel medesimo, la struttura e le fondamenta che reggano le pareti della scatola. L’oggetto scatola rappresenta la fragilità e la vulnerabilità del tempo “scartato” e della nostra posizione e scelta nel gestire quel momento in diverse fasi del progredire.
“Built in” è un lavoro ambientale costituito da differenti scatole che richiamano l’estetica sociale degli agglomerati urbani dove, al loro interno, ogni struttura/scatola custodisce una figura, un corpo. Questa connessione tra parti/entità è solo visiva perché ogni persona segue una propria sequenza, una propria autonomia nel gestirsi: ricerca dello spazio, costruzione di forme geometriche, costituire la fondamenta della struttura.
La sottile linea tra il fisico e il virtuale viene sobbalzata e alterata dai visitatori che in base al loro movimento nell’ambiente velocizzano oppure arrestano i video proiettati. Lo stesso avviene per l’audio, adoperato come sottofondo, aumenta e diminuisce restituendo, e accompagnando i gesti dei corpi “olografici”, una simbiosi che interagisce con la presenza del pubblico.